Tratto da Duilio Litorale del Giugno 2015 di Jone Pierantonio

Ostia, anni novanta, parola d’ordine ‘tangenti’. Già il 20 novembre 1991 la Tangentopoli romana aveva rastrellato tra gli scranni delle cariche pubbliche romane, portando a galla lo scandalo di bustarelle. Le mazzette versate allora, avevano messo sotto i riflettori un giro di concessioni edilizie proprio sul territorio dell’allora XIII Municipio capitolino, già sei mesi prima dell’arresto di Mario Chiesa, primo arrestato in Mani Pulite. Nomi noti, come Antonio Papagni, Giovanni Battista Galentino, dirigente dell’ ufficio tecnico della XIII circoscrizione, erano finiti in manette.  Tra la ragnatela di fili arditi nella Tangentopoli Lidense, troviamo due figure eroiche, coloro che hanno portato allo scardinare di tutti i nodi della tela: il commerciante  (e presidente della AsCom)Piero Morelli, il quale denunciò la corruzione prolificante sul mare di Roma guidando i 2500 commercianti che si riunirono nella sala di un cinema contro ”i ricatti imposti dalla politica corrotta”; il secondo Francesco Ferace, allora Capitano dei Carabinieri che condusse le indagini e strinse le manette ai polsi degli indagati. Proprio quest’ultimo cominciò a scavare a fondo nella criminalità lidense e nomi allora oscuri, vennero alla luce, e tutt’ora caratterizzano la storia della Ostia Criminale. Primo fra tutti troviamo Carmine Fasciani.

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Piero Morelli e Francesco Ferace (Crediti Foto Gruppoonline.it)

“Un’immagine storica che rimane impressa nelle menti, per ricordare l’eroismo di chi ha combattuto per il nostro territorio e per ricordare che la corruzione, la Mafia, la criminalità organizzata spiega le sue ali infestando e infrangendo le barriere, anche su un territorio in cui tramonta all’orizzonte del mare lo splendente sole di Roma”.

Oggi come allora 

Questa è la storia dannata di Ostia, quella in cui le nebbie della criminalità hanno avvolto il quartiere dei tramonti sul mare. “Questi nomi non vengono fuori dal nulla”. Per capire l’assetto della criminalità di oggi e dell’inchiesta Mafia Capitale 2, bisogna andare indietro nel tempo di 24 anni, quando Ostia era una cittadina apparentemente ridente, apparentemente tranquilla, col mare e la pineta, aria pulita e a due passi da Roma. Tutto sembrava sorridere sul mare della Capitale. Ma non era così. Si era arrivati a un punto per cui non si poteva avere una carta di identità senza pagare. Allora i commercianti, capitanati da Piero Morelli levarono gli scudi e decisero di dire basta. A fiutare tutto e a scendere nelle vie del Lido per parlare con la popolazione esausta anche il Capitano dei Carabinieri della sezione di Ostia, Francesco Ferace, oggi Colonnello alla sezione Antifalsificazione Monetaria. I due insieme, poi, formarono una squadra che il Lido ancora ricorda e ama. Ferace, quando lo si conosce, dà immediatamente l’idea di essere un Carabiniere il cui motto ‘Nei secoli fedele’ scorre nelle vene. Un uomo la cui personalità ha dato il via all’inchiesta Black Beach 1 e 2. In prima linea, come tutti i Carabinieri, Ferace ha percorso le strade di Ostia, dando la caccia a chi Ostia aveva dissanguato. Arrivò così a don Carmine Fasciani e a tutta la schiera di usurai e trafficanti che infestavano il Lido, una piccola cupola insinuatasi nei sotterranei criminosi dell’allora XIII Municipio capitolino e le cui spire erano strettamente collegate alla grande Cupola.  Nomi che tutt’ora il Lido si tramanda, inchiesta dopo inchiesta, nei fascicoli degli investigatori e che non vogliono lasciare la nomea fattasi, tanto da essere oramai divenuti il simbolo indiscusso della criminalità lidense. Allora al Comune venne scoperto un ammanco di 15 miliardi di lire, scavando si arrivò a capire che i numeri di protocollo erano doppi, per cui ogni condono edilizio aveva due fascicoli, uno ufficiale, l’altro ufficioso. In questo frangente dalla storia della Ostia dannata emersero nomi che ne hanno poi caratterizzato l’intero corso di vicende da 24 anni a questa parte e la tangentopoli di Ostia sconvolse Roma. Impossibile è, difatti, toccare un Municipio della Capitale senza che essa tutta venga messa a soqquadro. Il Municipio dell’allora XIII Circoscrizione venne sciolto per corruzione dal Prefetto di Roma e fu l’unico caso nella storia della Repubblica italiana. A reggere le redini della politica sul Lido fu inviato Marco Pannella come commissario straordinario.

L’assetto strategico di Ostia

Nessuno fino ad allora aveva intuito l’assetto strategico che Ostia ha per i traffici illeciti della criminalità organizzata. Cerchiamo quindi di capire, grazie alle spiegazioni di Ferace, e di far luce sul perché il Lido è tanto ambito. Non è solo il mare ad essere preda delle mire mafiose, ma anche le vie che portano ovunque. Potremmo dire ‘tutte le strade portano ad Ostia’. Guardando verso il mare alle spalle ci si lasciano le due arterie principali: via del Mare e Cristoforo Colombo, entrambe portano a Roma. Sulla sinistra si ha la via Litoranea che posta a Torvaianica e poi giù, a tutto il sud Italia. Sulla destra abbiamo il Tevere, oltre Fiumicino, che vuol dire porto, aeroporto, quindi il mondo. Di fronte il mare aperto, l’orizzonte. Questa ricostruzione fa di Ostia il perno su cui gira una ruota i cui raggi diventano meridiani che avvolgono l’intero globo. 

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Come Fasciani era collegato alla malavita

Carmine Fasciani. Un nome che i lidensi conoscono oramai bene, ma che nel lontano 1991, quando partirono le prime inchieste, era ignoto. Fino a quando il lavoro investigativo di Ferace portò alla luce tutti gli intrecci dell’epoca negli anni a venire e da esse emersero i nomi che sono oramai nel libro nero della Ostia dannata. Fra tutti il più impresso è Fasciani. Egli era il collegamento con i Cuntera – Caruana di Cosa Nostra e i Senese della Camorra. Fasciani allora era un ricettatore di quarant’anni circa, un prezzolaio, ma che era riuscito ad essere un fulcro di collegamento con la criminalità organizzata mondiale. Quella mattina gli abitanti del Lido si svegliarono con 3 elicotteri e 500 uomini sulle strade e le arterie principali chiuse. Un intero quartiere di Roma sotto l’assedio delle forze dell’Ordine, per l’Operazione Black Beach, che portò all’arresto di 60 persone. Tuttavia, intuitivo e scaltro, Don Carmine riesce a ‘fiutare’ il blitz che i Carabinieri gli tendono e in una notte dei primi anni novanta, riesce così a scappare e a dileguarsi tra le fronde della pineta di Castelfusano. Probabilmente aiutato da complici elude le schiere degli uomini dell’Arma in assetto da guerra lanciate al suo inseguimento. Arriva così all’estero, in Germania, dove verrà catturato dagli uomini migliori della Dda e della Bka tedesca, all’uscita di una banca di Soltau, in bassa Sassonia. Nelle tasche il boss lidense aveva un miliardo di lire in marchi tedeschi che gli sarebbero serviti per affrontare le spese di un trapianto di fegato. La sua vicenda non finisce, ovviamente, ma continua nei 20 anni successivi, tra carceri e scarcerazioni, sempre per gli stessi reati. Tuttavia il pugno di ferro di Ferace contro il padrino del Lido, non passò facilmente inosservato e l’allora Capitano – oggi Colonnello – venne pesantemente minacciato da donna Fasciani, madre di Carmine. Tornando alla giustizia, allora l’accusa di associazione mafiosa non fu mai riconosciuta, quindi il boss lidense scontò una pena minore rispetto a quella prevista. Solo nel 2015, a maggio, per la prima volta il Tribunale di Roma ha condannato Carmine Fasciani, ritenuto il capo del clan, a 28 anni di reclusione e la moglie Silvia Bartoli a 16 anni e 9 mesi, con accuse di associazione mafiosa nell’inchiesta Nuova Alba, che nel 2013 aveva portato all’arresto di 51 persone ad Ostia. 

I nomi di allora

Il 27 novembre 1991 il Giornale di Ostia intitola un articolo in prima pagina scritto da Alessandro Fulloni: “Arrestato!” A finire in manette il geometra comunale Francesco Lamonaca, Bruciaferro, tecnico presso la Ripartizione dell’Edilizia Privata del Comune di Roma, per aver incassato tangenti. L’inchiesta cresce, fino ad arrivare a tentacoli mafiosi: nell’inchiesta spuntano i nomi di pentiti di Cosa Nostra, come Vincenzo Calcara, che raccontò di aver consegnato più di un chilo e mezzo di coca a Bruciaferro, che risultò essere un tramite romano della Mafia a Ostia. Il 30 novembre i carabinieri arrestano ‘il consigliere circoscrizionale e presidente della Commissione commercio, Pasquale Napoli, impiegato dell’ Acotral e fedelissimo del leader romano della dc, Sbardella, il geometra responsabile del settore commercio dell’ ufficio tecnico della XIII Circoscrizione, Silvano Gamboni ed un vigile urbano, Luigi Romani, addetto ai controlli della vendita ambulante’.  In manette ci finisce un altro geometra dell’ufficio tecnico: Michele De Rossi. Il 13 dicembre vengono indagati altri due funzionari comunali. Poi durante l’inverno, le indagini sulla Tangentopoli lidense portano direttamente a  Bettino Craxi, detto il Cinghialone, capo del Partito Socialista.  Da lì iniziò il calvario di Craxi. Non dimentichiamo il 4 gennaio del 1992, quando l’Ospedale Grassi venne sigillato: dietro i sigilli un pesante elenco di accuse: appalti gonfiati, bollette astronomiche, straordinari pagati senza motivo e chi più ne ha più ne metta. Roba grossa insomma, degna di una fiction come Ostia criminale e le cui spire intrecciate con nomi illustri, lasciano capire la rilevanza dell’assetto urbanistico del quartiere marittimo di Roma.

Pannella

Marco Pannella, il 7 agosto 1992 viene eletto presidente della circoscrizione. Quel periodo fu ribattezzato i 100 giorni di Pannella, re di Pannellopoli. Il radicale per la prima volta in Italia applica l’articolo 4 della 47/85 sul condono edilizio. Arrivarono così le ruspe. Malafede, Dragona, l’Infernetto vengono rastrellati, ma la rabbia degli abusivi esplode. Neanche la tenacia e il carattere aggressivo del presidente dei Radicali risolse la cosa. Gli abusivi rimasero e le ruspe ripiegarono le armi.  

Tutta questa storia rappresenta la parte oscura di Ostia. Tra i suoi coraggiosi eroi di allora e i malavitosi che ancora la parassitano, il X Municipio capitolino va avanti. Ma la domanda da porsi è come mai, dopo un tale rastrellamento certi nomi affiorano ancora? Come mai dopo Ferace nessun Carabiniere più ha mai indagato sui loschi affari del Lido? Ed è l’aver prestato in onore di quella divisa e di quel giuramento che il ‘Capitano amato dai lidensi’ rimane e rimarrà sempre un astro che continuerà a brillare sulle nebbie di Ostia. 

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