SPOILER

“Bene, sei quello giusto, vado a dimettermi!”. Con questa frase il Ratzinger ne I Due Papi, prenderebbe la decisione definitiva delle sue dimissioni a favore di Bergoglio.

Una decisione superficiale, come la stessa frase detta con enfasi dall’attore, Anthony Hopkins, che interpreta il pontefice. E non perché sia di poca bravura Hopkins, ma perché è evidente che la connotazione data al personaggio non corrisponde alla realtà. Una realtà puramente cinematografica, ingannevole, dove si è voluto (volontariamente) marcare un carattere poco pastorale di Benedetto XVI, un carattere dedito a degli studi che al mondo non interessano più, a dogmi superati in cui il Papa viene continuamente morso dal dubbio di non ‘sentire’ più Dio. È un uomo afflitto e stanco del suo pontificato il Benedetto XVI raccontato in questo film farlocco, un personaggio puramente inventato e distorto, lontano distanze siderali dal vero uomo colto, dotto e profondo, che sicuramente né sceneggiatore, né tantomeno regista hanno mai capito. Un character cinematografico assai lontano dal vero Papa, che è in verità uno dei più grandi teologi della Chiesa Cattolica, una mente sublime preclusa ai più, o semplicemente a coloro che vogliono gli interessi melliflui del mondo e non di Cristo.

In molte scene, in cui il Cardinale Bergoglio incontra le persone comuni, Ratzinger viene definito più volte ‘nazista’. In altre si vede il malcontento dei fedeli (quel dilagante malcontento dell’odierno pontificato non è però citato), in altre ancora si sottolinea la crisi della Chiesa e si dà velatamente (anche se non tanto) la colpa al Pontificato di Benedetto XVI, le cui idee retrograde, dogmatiche e semplicemente inerenti ai Comandamenti di Dio, fanno allontanare i Cattolici. Tutto falso, ovviamente.

Un film che vale la pena di vedere solo se si vuole capire il vero intento di tanta falsità. Una falsità che sponsorizza il mondo e i SUOI dogmi, mettendo al bando i principi fondamentali del Cristianesimo. Una falsità politicizzata, in cui è palese il gioco di ‘destra’ e sinistra’, in cui la destra fa sempre i ruolo del cattivo, di colui che costruisce muri (è una chiara rappresentazione dei dogmi cattolici come muri), mentre la sinistra è sempre colei che abbatte questi muri a favore del prossimo, tanto che nella scena dell’elezione postuma di Bergoglio, si vede lui che entra nella Cappella Sistina con un gruppo di immigrati. Gioco che non vale nella Chiesa, di cui i produttori non hanno capito alcunché.

Un film che vale la pena di vedere solo se si odia tanto Benedetto XVI. Il quale, in una scena dice di se stesso: ‘hanno eletto un pastore tedesco’. Chiara affermazione che riporta a un famoso titolo del quotidiano di sinistra La Repubblica.

La contrapposizione è un Bergoglio che capisce ciò che affligge il mondo, la gente, un Bergoglio che capisce il prossimo (più di Dio stesso che ha fondato la Chiesa, è il caso dirlo). Quasi quasi sembra più profondo e teologo di Ratzinger il Grande.

Addirittura una voce, a inizio film, dice ‘Francesco, ricostruisci la mia Chiesa’, frase nota a tutti i Cristiani Cattolici, riferita a San Francesco D’Assisi e che gli autori del cinepanettone hanno volutamente riferito Bergoglio.

Il film, insomma, è degno della piattaforma Netflix, la quale ha ultimamente proposto un Gesù con tendenze omosessuali. Ma è anche adatto agli attacchi rivolti al Cristianesimo di quest’ultimo Natale, cominciando dal manifesto vicino il museo Capitolino, passando per l’adorazione alle Pachamama.


                    

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