Hacktivismo

L’operazione Ice Isis, che vuol dire congelare lo Stato Islamico, con l’instancabile lavoro di più di 140 Anonymous, è riuscita a far sospendere più di 9000 account in poche settimane. E soprattutto è riuscita a portare alla luce alcuni dei nomi di hacker jihadisti. Nessun italiano, però.

 

A smentire la notizia che ci sia un italiano tra le prime file della propaganda terroristica dell’Is, sono proprio fonti interne ad Anonymous, le stesse che avevano parlato con chi ha scritto la notizia. Sul  grande server Anonops, in cui l’operazione di ghiacciare perennemente l’Isis va avanti, una fonte, che dice di aver parlato col giornalista, del quale omettiamo l’identità, smentisce di aver mai affermato che dietro il profilo Twitter @IsisTechnical ci sia il capo della propaganda Isis, ma un semplice attivista, un simpatizzante proveniente da altri stati dell'Africa, neanche dall'Italia.

 

“Mi dispiace – si scusa l’Anonymous in un’intervista privata e spiega cosa è successo -, mi dispiace veramente, so che le parole hanno un peso e io non  ho mai detto che l’uomo che si trova dietro quel profilo Twitter sia il capo della propaganda jihadista.  Nella conversazione ha provato a farmi dire che era un hacker importante, ma io non ho mai confermato una cosa simile”, così l’hacktivista smentisce la notizia e “noi stiamo lavorando su quel profilo, in cui sembrava esserci veramente un italiano, stiamo facendo ricerche approfondite, ma quando mi è stato chiesto se fosse una persona importante per l’Isis, ho chiaramente risposto di no!”. E ancora un altro hacktivista: “Sappiamo che le notizie possono far male alle persone, siamo quindi molto cauti ad esporre i nomi delle persone e dare informazioni”. Sono infatti noti, a blogger e giornalisti e scrittori che bazzicano nei canali IRC per le interviste, gli scrupoli che usano farsi gli Anonymous prima di pubblicare un nome, accusare un’innocente.

 

Che intervistare gli Anonymous e trarre conclusioni dalla grande confusione che si crea in un’operazione del genere, sia una cosa difficile, è nota ai pochi giornalisti, blogger, scrittori, che si azzardano ad avere con essi contatti più duraturi nel tempo perché amanti di quella informazione. D’altra parte, appurare le fonti in un mondo di fantasmi è dieci volte più difficile. “Addirittura un altro grande quotidiano internazionale (di cui omettiamo il nome) – incalza l’hacktivista – ha detto che abbiamo attaccato e hackerato 1000 siti, ma anche questo è falso”. Infatti i siti ‘bucati’, (come ci hanno riferito ieri), sono pochi, data l’alta preparazione dei web master dell’Isis e il quindi il duro lavoro che c’è da fare sopra.  La fonte sentita da noi di Cronaca Libera è comunque attendibile per verifiche fatte nel corso dei precedenti scritti. 

 

Sotto i Tweet del primo hacktivista che ha segnalato agli altri il profilo poi messo sotto 'sorveglianza speciale' dal resto degli Anon

 

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Nata lo stesso giorno di OpCharlieHebdo, OpIceIsis è la seconda parte dell’operazione di Anonymous contro lo Stato Islamico; nata come OpIsis qualche mese fa, non aveva riscontrato grande successo. Ma dopo Charlie Hebdo, la scena cambia e il modus operandi della Legione, contro lo schieramento cibernetico dell'Isis, comincia a prendere piede e a catalizzare l'attenzione di media e di nuovi adepti.

Il canale di AnonOps, quieto durante l’operazione Charlie, ha ripreso la sua instancabile attività contro i siti jhiadisti dopo la notizia del pilota giordano arso vivo. I nemici giurati di Anonymous sono le crew di hacker della FallagaTeam e del Cyber Califfato, che anche questa volta, infiltrati all’interno dei canali in cui vengono organizzate le azionii, hanno dato problemi agli hacktivisti. Ed è proprio con queste grandi operazioni che l’hacktivismo si caratterizza come fondamentale nell’era della rivoluzione informatica, costituendosi come essenziale barriera al malem che pervade e galoppa imperterrito nella rete, e divenendo voce dell’indignazione del mondo intero. Non più, quindi cyber terroristi, gli Anonymous diventano CyberAngels.

 

 

 

“Ho nuovi target”, dice un Anonymous entrando nel canale e “Datemi qualche sito da attaccare”, parla un altro hacktivista. La differenza con la prima ondata di attacchi informatici ai siti dello Stato Islamico, è la maggiore organizzazione degli hacktivisti, i quali, essendo sparsi in ogni dove nel web, hanno dato vita a questa immensa campagna cibernetica attraverso vari gruppi, come quello dei Red Cult. Non solo quindi le reti nascoste del grande server di AnonOps hanno sferrato l’attacco, ma il web tutto, che gli Anon definiscono ‘la nostra casa’, ha levato gli scudi contro la barbarie degli estremisti islamici. La battaglia cibernetica, in cui questa volta a differenza di altre, gli Anon sono dipinti come gli angeli di luce e gli hacker dell’Isis sono la parte delle tenebre, ha visto nuovamente scontri interni tra le due fazioni, in cui alcuni degli hactivisti di Anonymous hanno subìto minacce di morte sui social network. E questa lotta nel cyber spazio, tra Angeli e Demoni, è destinata a protrasri nel tempo.

 

Tuttavia se gli ammonimenti e i gli atroci omicidi del terrorismo islamico e le loro alienate coscienze, stanno diffondendo morte e orrore nel mondo, riportando questa atrocità al meno funesto web troviamo una guerra, meno abominevole, ma che delinea lo spessore dell'idea Anonymous, che nel web ha le sue radici. E che si pone come l'unica che può issare barricate contro l’incessante propaganda mediatica dell’Isis. “Non so se tutto ciò fermerà questo schifo – spiega uno degli hacktivisti più coinvolti -, ma loro ora sanno che ci siamo e possiamo rispondere con una battaglia mediatica. Noi siamo presenti e combatteremo sempre per la libertà. Il terrorismo non ha posto nel nostro mondo”. 

 

Ma come agiscono gli Anonymous anti Isis? “Cerchiamo siti pro Isis, prendiamo gli Url, li mettiamo su un pad e poi lavoriamo per trovare vulnerabilità, li infiltriamo e preleviamo tutto il database”. Un lavoro di squadra instancabile, che richiede ore e ore tutto il giorno. Il canale principale dell’azione nelle reti IRC, #OpIceIsis, continua ad avere un sempre maggior flusso di utenti. “Inoltre cerchiamo tutti gli account Twitter – continua il Condottiero – li riportiamo ai media e mostriamo chi sono. E se possiamo prendere i database dei siti, defacciare (cambiare la homepage del sito con un’immagine) e attaccare con DDoS, lo facciamo. Noi veniamo da ogni parte del mondo, occidente, oriente, Asia. Noi siamo gli Anonymous, noi siamo uno, noi siamo un’idea”, tuona e termina fiera la fonte interna di AnonOps. Fino ad ora gli account jihadisti sospesi sono circa 900, mentre i siti attaccati sono 16, “I siti che abbiamo scelto di attaccare, sono i maggiori di Al-Qaeda e Isis – spiega uno degli hacktivisti interni alla Op -, siamo concentrati su target di alto livello. Hanno ottimi hacker e ottimi sysadmin (amministratori di sistema). Ma comunque siamo a lavoro. Ora hanno molti, ma molti meno account twitter, quindi sono più deboli e stanno diventando nervosi. Inoltre stiamo tracciando tutti i loro sysadmin e li stiamo esponendo, questo non è difficile, perché non sono un gran numero”. 

 

 

Inoltre, in un press inviato alle maggiori testate (si può leggere qui) giornalistiche mondiali e che a noi hanno passato la sera di domenica in chat privata, parlano di uno dei maggiori hacker dell'Isis che avrebbero smasherato: "è tunisino e ha creato un team: “The Fallaga DZ Team”. Lavorano incessantemente per creare caos e danneggiare siti innocenti", scrivono gli Anons. In base alle loro informazioni l'uomo si chiama Majdi Mgaidia e risiede a Manouba, in Tunisia. Avrebbe studiato alla Bordeaux Management School, oggi Kedge Business School, con sede a Talence, sobborgo di Bordeaux in Francia. Un uomo, che gli Anonymous definiscono "ipocrita, perché minacciava gli altri. L'Isis non è l'Islam, ma solo vecchi terroristi". E sui dubbi che questa operazione possa essere coordinata dai servizi segreti, gli Anonymous smentiscono, ma sono certi che "sicuramente leggono i loro leak e sicuramente sono alla sua ricerca". C'è infatti da sottolineare che, se durante l'operazione Charlie, la schiera di attivisti aveva membri incontrollati e incontrollabili, i quali inneggiavano al razzismo contro l'intero Islam, questa volta il problema è stato arginato, anche perché: "Il razzismo è proprio il contrario dell'dea Anon - spiega uno degli hacktivisti di vecchia data -, quindi chiunque parla di esso viene immediatamente allontanato dai canali"

 

L’escalation degli attacchi cibernetici è divenuta sempre più calda quando è stato scoperto il messaggio dei ‘Lupi Solitari’ di Roma. Ormai è noto che il la rete viene usata dagli aderenti all’Isis per la propaganda, tanto che i video editati divengono sempre più spettacolari, rasentando una sorta di parodia grottesca e orribile di film horror americani, in cui però l’orrore e la morte e il dolore sono reali dall’altra parte della videocamera. Chi, quindi, può combattere una così forte campagna mediatica, la quale sembra avere sempre più successo dato il numero crescente di aderenti, se non chi conosce perfettamente le tecniche di ‘reclutamento’ mediatico come gli Anonymous? Come detto altre volte sono loro i leader della contro informazione, capaci di reclutare una Legione in pochi anni e di appassionare giovani e no, di tutto il mondo alle loro bravate e all’idea che portano all’intero pianeta. Questa volta, però, gli hacktivisti si trovano di fronte un nemico di diversa portata, non un Governo contro il quale protestare, non una grande industria, ma un virus che terrorizza il mondo con armi vere, un filo marcio e infetto che lega migliaia di persone e che combatte con armi vere e che ad ogni secondo può colpire uccidendo innocenti: il terrorismo islamico. Ed è stato proprio uno degli hacktivisti che con una storia un po’ bizzarra, ha trovato gli account Twitter dei Lupi Solitari, con i quali ha discusso poi e che ha segnalato in alcuni suoi tweet e da cui è nata la grande diffusione di notizie a riguardo. Sospesi poco dopo i due account menzionati dall’hacktivista.

 

In quest'alba della nuova era informatica, Anonymous scrive le pagine di storia: "L' Isis dipende social media per ottenere la parolaracconta in un'intervista privata, uno degli esponenti della Legione mediatica, sui canali di AnonOps - ,  li stiamo rimuovendo dalle loro posizioni di potere, costringendoli a trasferirsi in nuovi account,  tanto più li facciamo spostare, il più esposti diventano e  più energia spendono per mantenere il loro slancio. Questo rende la loro vita più difficile"

E qual è il pensiero di Anonymous, la loro opinione, sul fatto che questa volta il mondo li stia acclamando e sull'Isis stesso? "Ciò che amiamo, come Anonymous, è chi nel mondo insorge a difendere la libertàcontinua l'Anon -. Da una mia stima come Anonymous, tutti i governi, i gruppi politici e i centri di potere, lavorano per togliere la libertà per qualisasi stupido motivo, soprattutto per paura.  Ma Anonymous insorge a difesa della libertà, e abbiamo la possibilità di mettere in scena una forza tale che spinga via tutti i nemici della libertà. Per questa ragione abbiamo la gente dalla nostra parte: perché ogni essere umano su questa terra anela ad essere libero.  E tanto più quelli che si oppongono alla libertà ci combattono, più potenti diventiamo. Questi avversari finalmente ci daranno la forza di ridurli,  Un uomo non regolamentato distrugge sempre se stesso. Coloro che leggeranno quest'intervista si chiederànno quanto male potranno ottenere, bene, la risposta la troveranno da loro. Ma la domandaincalza l'hacktivista nel suo discorso tipicamente Anonymous, fiero e combattente- è: quando vi solleverete per combattere per la vostra libertà? Perché nel frattempo ci siamo noi, Anonymous, che combattiamo per voi. Siamo in tanti, loro sono pochi, i loro poteri sono degradati ogni giorno, e questo è ciò che li spaventa, perché sanno di essere dalla parte dei perdenti della storia. Sono condannati all'oscurità. Il loro potere è soprattutto mentale e chiunque può decidere di rifiutare il loro modo di vedere il mondo, si tratta semplicemente di una scelta. Cercano di far credere che hanno il controllo, ma non è vero. Con la giusto coinvolgimento delle menti, si vedrà la veritàva avanti l'Anon, con lo spirito di chi ha la sicurezza del successo ottenuto e la grande capacità di usare internet come strumento di propaganda -, così cadranno subito.  Abbiamo visto queste cose già nel corso della storia e le regole non sono cambiate: quando chi è al potere porta via troppa libertà, viene gettato via. E' chiaro che i poteri lavorano contro la libertà anziché cercare di fare in modo che la libertà sia maggione, ma sono stupidi" E per quanto riguarda l'uso di internet che fa l'Isis? "Beh, l'ironia è troppo forte per non essere notata: cercano di vivere nel XII secolo, ma usano tecnologie del XXI per raggiungerlo. Non sono altro che ipocriti, come (i terroristi) del secolo scorso. E sempre più persone li vedono per quello che sono. Noi faremo il nostro lavoro, i soldati faranno il loro, e l'Isis sarà distrutto. Completamente".

 

 

E' arrivata l'era di un cambiamento cruciale del cyberhacktivismo, quella in cui coloro che erano considerati i peggiori nemici delle polizie mondiali, sono ora fonti, se non ufficialmente, ufficiosamente. E' l'alba che probabilmente molti seguaci esterni alla immensa Legione, aspettavano, quella in cui gli eroi del web diventano tali, schierati dalla parte del bene, nella loro sempre e costante idea di giustizia.

 

Sotto il nuovo video dell'Operazione OpIceIsis: "Avete usato internet per la vostra propaganda, ma Internet è Free Speech, non per la vostra propaganda. Tic Toc, questo è l'inizio della fine, siamo una Legione. Aspettateci"

 

 Il video italiano di OpIceIsis

 

 

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45 Capi di Stato e Governo riuniti a Parigi per aprire la marcia contro il terrorismo, per la libertà di espressione. E Parigi è diventata storia, sotto gli occhi piangenti, ancora sconvolti del mondo dopo l’attentato al Charlie Hebdo, in cui 12 persone hanno perso la vita dopo aver pubblicato una vignetta satirica. E in questo scenario in cui la morte ha fatto da padrona, la presenza di Anonymous è stata massiccia.

 

Leader nella contro informazione, da sempre in prima linea sventolando la bandiera della Free Speech, Anonymous ha dato vita a un’azione che rimarrà storia della Legione. Sul canale principale del server AnonOps, della rete IRC (Internet Relay Chat) uno degli hacktivisti francesi ha dato la notizia dell’attentato, dieci minuti dopo il canale dell’operazione era stato registrato, nasce così #OpCherlieHebdo sotto i nostri occhi. Un’azione che ha visto convogliare in sé utenti anonimi da tutto il mondo e semplici utenti con tanta voglia di partecipare. Ad essa si sono uniti i membri di crew mondiali. Il canale, al secondo giorno dalla nascita ha contato picchi di 600 utenti, mai vista un’azione tanto massiccia a livello di adesione: confermando nel cyberspazio che il mondo intero si è schierato contro l’Isis e i jhiadisti tutti. “Mai vista una cosa del genere, questo significa il mondo contro gli estremisti, contro il terrore”, afferma infatti uno degli anonimi. E ancora: “Il Portogallo è presente” , scrive un utente appena entrato nella stanza Irc; “Voglio aiutare, sono con voi”, afferma un alttro anonimo; “Non so hackerare, ditemi che posso fare”, incalza un altro. Una ‘room’, quella di #OpCherlieHedbo, che è un via vai continuo di nicknamei, entrate e uscite che non si fermano mai, per rimanere su un numero stabile di 400 anonimi in media in un solo canale, quello principale.

Nel dettaglio gli activisti hanno cominciato attaccando qualsiasi tipo di sito islamico. Ma essendo un’operazione con centinaia di utenti da gestire, i target sono cambiati subito dopo: “Non attaccate con DDoS i siti, perché dobbiamo prelevare le informazioni e darle alle autorità con le quali collaboriamo”, scrivevano sul canale coloro che capitanavano la Op. E per la prima volta nella storia della Legione, gli hacktivisti, da sempre nemici acerrimi delle Forze dell’Ordine, hanno collaborato con esse per riuscire a dare maggiori informazioni possibili e creare una lista di sospetti terroristi. “Il nostro obiettivo ora – spiega uno degli Anonimi leader dell’operazione – è quello di trovare il più possibile siti aderenti alla jhiad, scansionarli e prelevare i database, solo così riusciremo a mettere in difficoltà la rete terroristica che si muove su internet”.  E mentre molti agivano cercando di prelevare informazioni da siti web come ‘joinalquaeda’, altri si sono dedicati a riportare pagine facebook e account Twitter filo jhiadisti, così al quarto giorno dalla nascita di OpCherlieHebdo  202 account Twitter, 3 siti, 8  profili Facebook, 2 account di Youtube,  24  Video di Youtube sono stati cancellati.

Tuttavia, l’azione massiccia per la portata degli aderenti, come dicevamo, diverrà storia per Anonymous perché conferma gli hacktivisti come portatori della libertà di informazione e come aderenti sempre più stretti all’indignazione del mondo. “Su internet, la nostra casa, gli oppressori non hanno spazio - ha incalzato in un' intervista uno degli Anonymous -. Loro hanno attaccato un giornale, internet non appartiene a loro”, immediata la domanda “a chi appartiene internet?”, “A noi”, mi ha risposto. E ancora: "Quello che è successo in Francia - dice l'Anonimo che chiamerò il Condottiero - è terribile e non possiamo sopportarlo più. Tutti devono combattere contro lo Stato Islamico e il Terrorismo. Tra l'altro Youtube dovrebbe filtrare di più, perché la propaganda è molto forte anche lì".

 

Il coinvolgimento enfatico di molti Anonimi nell'Operazione, rischia di sfociare in una condanna totale della realtà musulmana, tanto che gli islamisti sono diventati il male assoluto: “Loro sono l’inferno – ha dichiarato uno degli hacktivisti più coinvolti nell’azione -, non tutti, ma la maggior parte sono terroristi”. Nonostante chiunque inneggi al razzismo venga espulso dal canale, la portata di OpCherlieHebdo è talmente vasta che gli amministratori hanno molte difficoltà a tener fronte ai centinaia di utenti e all'infervoramento razziale.

 

Gli attacchi DDoS ai server di AnonOps

OpCharlieHebdo ha messo a dura prova anche la net Irc principale di Anonymous: l’azione è stata una sorta di test per tutta AnonOps, dati i continui attacchi DDoS subìti dalle crew hacktiviste di CyberIsis, Fallaga Team, Apoca-Dz. L’alta difesa e il lavoro costante degli amministratori hanno dato prova della inattaccabilità dei server, ora è certo che questi sono inespugnabili. Anonops è una fortezza, possiamo affermare..

 

 

Il sito fake

Durante le ricerche dei siti jhiadisti, gli Anonymous si sono imbattuti nel sito opcharliehebdo.com. Esso è divenuto subito un mistero. Comperato lo stesso giorno dell’attentato, il 7 gennaio, esso è risultato esse un falso dell’operazione e il countdown inserito sopra, terminato il tempo del coto alla rovescia, non ha avuto senso, se non quello che lo stesso giorno del suo termine c’è stata la grande manifestazione a Parigi. Tuttavia controllando bene i dati del whois, gli hacktivisti sono riusciti a sapere che il dominio è stato acquistato in Arizona il giorno stesso dell'attentato, il 7 gennaio. L'ora, per quanto le ricerche siano state assidue, rimane sconosciuta.

 

I video

I video per la op si possono dire due differenti: il primo editato dal Network Anonymous Video, il secondo dagli Anonymous del canale OpCharlieHebdo. Il primo è il cordoglio di un amico: l’Anonymous che lo ha editato e che ha chiesto di osservare la privacy, era un amico dei giornalisti del Charlie Hedbo, così il filmato è un’opera d’arte in onore di chi è morto e in onore alla libertà d’espressione. Il secondo filmato è la motivazione dell’azione, il classico video in  Anonymous annuncia la Op.

 

 

Il Video Di Anonymous Video Network

Anonymous « Je suis Charlie » from @AnonymousVideo on Vimeo.

 

La controparte

La CyberIsis, la Fallaga Team e altre crew hacker hanno risposto al massiccio attacco degli Anonymous defacciando siti del governo francese. Essi sono gli tessi team di hacktivisti che hanno cercato di buttare a terra i server di AnonOps a colpi di DdoS. Ma anche stessi membri scissi di diversi team di AnonGhost si sono schierato con le crew musulmane, attaccando siti francesi, dando vita a #OpFrance. Se un tempo si sono schierati con la Legione, durante l’ OpIsrael, ora AnonGhost (li avevo intervistati qui) ne è divenuto, con la Fallaga Team, antagonista.

 

L’operazione tuttavia non sembra volersi arrestare, ancora ieri notte il canale IRC #OpCharlieHebdo contava 460 utenti, segno che la lotta per la libertà di espressione sul web è cominciata: “Non possono fermare la libertà”, scrive in una chat privata uno degli Anon. Così sarà sulla rete, se su essa esisterà sempre un realtà di tale portata com l’idea Anonymous, ovvero la Free Speech stessa. 

 

 

Uno dei deface ai siti

 deface

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da una settimana le azioni di Anonymous Italy contro la Polizia sono continue. Sabato scorso gli hacktivisti sono riusciti a mettere offline 11 siti e a bucare gli account di Facebook della forza pubblica. Di questi ultimi solo un paio sono stati rivendicati, ma "abbiamo - racconta in chat uno degli Anonymous - hackerato decine dei loro account, senza però rivendicarli". Per avere conferma di ciò che afferma, mi faccio dare degli screen di questi profili bucati.

 fb polizia hacked


L'azione contro la Polizia, è stata - come abbiamo già scritto - messa su per appoggiare la rabbia degli attivisti francesi dopo la morte del manifestante Remi "e per tutte le vittime dello Stato italiano", incalza uno degli Anon, anche se "nulla risarcirà il dolore dei familiari delle vittime di stato - ha continuato l'hacktivista - , con questa azione Anonymous li stringe metaforicamente a sé, cercando almeno di costringere le forze dell'ordine, alla trasparenza".

OpAntiRep, siglata AnonymousItaly e AntisecIta,  è esplosa nel cyberspazio il 22 novembre con pesanti attacchi DDoS ed SQL Injection e ha avuto come target ~ focus  la Polizia Penitenziaria. In questo scenario bellico troviamo la sentenza del caso Cucchi, che - anche - agli activisti non è piaciuta. Così, nonostante la risposta dai toni di apertura, scritta degli agenti sopra lo stesso deface beffardo del sito il giorno dopo l'attacco di sabato, i ragazzi con la maschera di Guy Fawkes non hanno esitato a portare avanti la loro rivolta mediatica. Oggi sono riusciti ad arrivare alla rete intranet, partendo dal sito ormai bucato, e prelevare alcuni leaks, tra cui la lista dei morti nelle carceri dal 1992 e glo atti di un processo del Tribunale di Vercelli. In essi si trovano capo d'accusa verso agenti che si erano impossessati del cibo della mensa. Inoltre nei leaks messi online ci sono oltre 3000 account di affiliati alla Penitenziaria, quali guardie carcerarie, ispettori e vice ispettori.

 


 

Insomma la rabbia dei francesi per Remi dalla Gendarmerie e la rabbia degli italiani per la mancata condanna degli agenti incriminati  al processo Cucchi, hanno sollevato lo sdegno dei manifestanti virtuali. "Lo abbiam fatto per dimostrare che possono essere colpiti - incalza in chat IRC uno degli Anon -. Noi non stiamo a guardare. Cucchi e Remi sono stati dei fattori scatenanti". Questo è il modo degli hacktivisti di protestare e manifestare e difendere i diritti, questo è il loro modo, seppur criticabile per certe cose, di stringersi attorno a chi ha pianto e piange per una perdita.

 

 Il video creato da Anonymous Video Network per OpAntiRep

 

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Ferguson brucia. Dopo la sentenza dell'assoluzione di Darren Wilson, l'agente che il 9 agosto freddò con sei colpi di pistola Michael Brown, la cittadina del Missouri è divenuta nuovamente terra di proteste. Ad essa si sono unite in fratellanza più di 170 città statunitensi con marce pacifiche. Immancabile, in tutto l'arco delle manifestazioni, da agosto a novembre, la presenza degli Anonymous come supporto nel web.

 

 

 

OpFerguson

"Questa Op è stata voluta per aiutare le persone a combattere l'ingiustizia e il suo futuro si basa sulla sua cooperazione con la gente del posto", con queste parole uno degli Anon di OpFerguson sottoscrive in un'intervista il patto tra i cittadini di Ferguson e gli Anonymous.

OpFerguson è ormai una protesta globale, che sancisce l'eterno patto tra rete e movimenti delle strade, in cui Guy Fawkes è il simbolo della lotta. Nata come sostegno dei manifestanti di agosto, si è rigenerata a novembre con i 100 giorni della morte di Michael Brown, divenendo OpFerguson II e avendo come costola OpKKK. È comunque un continuo di azioni che vanno avanti dal tragico giorno in cui Brown fu assassinato, le sfumature dei nomi hanno sempre e comunque il fulcro della lotta alla violenza. "Vale la pena ricordare - ha raccontato uno degli Anonymous che ha più seguito OpFerguson e di cui rispettiamo la privacy non riportando il nickname - che in quel momento i media tradizionali avevano deciso di dare poca importanza alla cosa e si interessarono pochissimo a far passare notizie sulla vicenda. Ma in meno di 24 ore OpFerguson di Anonymous è riuscita a catalizzare l'attenzione dell' 80-90% degli articoli di notizie relative a Ferguson. Per molti era "solo un normale funzionamento", ma con la diffusione virale a livello locale e la crescente ingiustizia e il susseguirsi fatti orribili, i grandi siti di informazione su Internet hanno iniziato a coprire il caso, e in 2-3 giorni le news sono rimbalzate su tutte le reti di notizie. Così Anonymous ha raggiunto l'obiettivo più importante attirare l'attenzione su un argomento e problema specifico". 

 

In questa azione il volto di Anonymous prende connotati sempre più precisi, ravvivando quelli avuti durante la Primavera Araba, durante le azioni di sostegno alla Turchia dopo il blocco dei social, mettendo lo strumento informatico che si avvale di internet e delle sue connessioni a tutto, come megafono universale alla voce del popolo. OpFerguson, che comprende OpKKK - o OpHoodsOff - è così una manifestazione dalle varie facce.

In questo caso la militarizzazione della Polizia Statunitense è stata uno dei nodi della rivolta. "Questa op di Anonymous - ha specificato l'hacktivista -  ha il sotto-obiettivo di combattere il KKK, quindi comprende anche la lotta al razzismo, ma se la gente pensa che  sia solo contro esso sbaglia. L'azione è contro la brutalità della Polizia. Guarda Darren Wilson,  è protetto dalla legge a ucciderà ancora altra gente nel momento in cui sentirà la sua vita nuovamente in pericolo".

 

Com'è andata OpKKK

I ragazzi dal volto di Guy Fawkes si sono scagliati contro gli incappucciati del Klan che erano sempre stati anonimi. Una guerra a volti coperti, vinta da Anonymous che è riuscito a tirare giù il cappuccio ai membri della storica organizzazione incline a temi nazisti e razzisti. La rabbia degli hacktivisti è stata provocata dalle dichiarazioni degli incappucciati, i quali durante la ricorrenza dei 100 giorni della morte di Mike Brown hanno minacciato di usare violenza letale contro i manifestanti di Ferguson che si opponevano alla Polizia. Qui la Legione, che alle parole risponde coi fatti, si è scagliata per intero contro il Ku Klux Klan, mai visto di buon occhio, dati gli ideali opposti a quelli di Anonymous. Gli account Twitter principali sono stati presi e sono a tutt'oggi nelle mani dei cyberhacktivisti; i membri dell'organizzazione, 29 in tutto, sono stati messi a nudo e tra loro sono saltati fuori anche nomi di poliziotti; i siti sono stati bombardati di richieste e sono finiti offline. A evidenziarlo lo stesso hacktivista con cui abbiamo parlato: "Il KKK è stato completamente fottuto da Anonymous. Calcola che gli account Twitter hanno subìto un hijacking e che i membri sono stati doxati, tanto che abbiamo potuto scoprire forti collegamenti tra KKK e Polizia".  Insomma una strage mediatica stigmatizzata con la maschera dal beffardo sorriso: quella di Guy Fawkes. La risposta del KKK è stata di guerra reale: "Uccideremo tutti coloro che nelle manifestazioni indosseranno la maschera di Guy Fawkes", hanno dichiarato poi gli -ex - incappucciati dall'orgoglio ferito. Tuttavia uno degli Anonymous, Alex Poucher, ha voluto anch'egli tirar via la maschera dal suo volto e incontrare Frank Ancona, leader dei Cavalieri del KKK. L'incontro si è svolto in un locale per mitigare le tensioni tra i due gruppi. Ovviamente non tutti hanno visto di buon occhio l'incontro e molti lo hanno considerato una 'bullshit'.

 

 

La primavera della cittadina dà segni di non voler terminare, tanto che il presidente Obama ha richiamato alla pace, ma la presenza di 2mila uomini della Guardia Nazionale sul territorio della cittadina voluti per ordine del Governatore del Missouri, Jay Nixon agli occhi dei protestanti, mediatici e no, è comunque simbolo di minaccia.

 

 

Così la guerra di Ferguson non termina. Dopo l'assoluzione dell'agente Wilson da parte del Gran Jury, che è composto prevalentemente da giudici bianchi,  i manifestanti nelle strade sono diventati di più e nel cyberspazio è nuovamente ripresa l'attività di Anonymous: “Un giovane ragazzo è stato ucciso – spiegano in una lettera aperta in cui si dichiarano la loro sollevazione di massa in appoggio a Ferguson – e il suo assassino è libero. Stiamo lavorando per aiutare i manifestanti. Il nostro compito non è la violenza, essa non è mai la missione di Anonymous. Il nostro compito è quello di insegnare a chi ha fatto il male a fare il bene”. Le parole di coloro che sono considerati i Ribelli, sono parole che richiamano alla pace nelle strade e sono state lasciate direttamente su pastebin nei canali delle chat IRC. Un gruppo di loro da queste fattezze pacifiste, sottolinea che “i nostri avversari stanno usando la forza contro di noi, ma preghiamo di non fare lo stesso”, perché “la distruzione che sta avvenendo è una follia. È vitale per noi fermare la violenza perché il nostro obiettivo è la riforma sociale e la violenza non è il metodo per raggiungerla”. Avendo una concezione di acktivismo anarchica, la Legione agglomera in sé svariati elementi e se all'apparenza risulta uno schieramento mondiale di agire compatto, all'analisi si dimostra avere all'interno forme di gruppi eterogenei fra loro. OpFerguson mostra tutte le facce delle posizioni degli Anonymous. Durante la notte i siti governativi sono stati attaccati e da quelli della Polizia sono stati prelevati leaks. "Ferguson è diventato il volto di incidenti analoghi: omicidi.  - ha concluso l'hacktivista - Sempre più persone si occupano di queste cose, la gente comincia a prestare più attenzione a casi simili nella speranza di ottenere la stessa quantità di attenzione. Dobbiamo ricordare che abbiamo investito miliardi di dollari in un sistema che dovrebbe proteggerci da criminali e terroristi, ma dall'altra parte ogni anno la polizia uccide innocenti e persone inermi che terroristi più di quanto possiamo immaginare. Abbiamo paura dopo gli attacchi di 9/11, ma ci si dimentica che la quantità di persone che si sono uccise in un giorno sono sempre di numero più basso rispetto al numero di persone uccise ogni anno dalla polizia. La parte peggiore di ciò è che non ci sono conseguenze. Se non siamo in grado di punire Darren Wilson, non possiamo punire il poliziotto che ha ucciso Tamir Rice e tutti gli altri che seguiranno".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sotto il video di Anonymous Video editati per OpKKK

 

 

La Digital Attack Map che mostra gli attacchi DDoS compiuti nel mondo.

 

 

 

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Dal 22 novembre gli Anonymous Italy non sembrano arrestarsi. Con l'aprirsi della giornata contro la violenza nelle carceri e le repressioni della Polizia nelle manifestazioni, gli hacktivisti hanno segnato con la V di vendetta 11 siti appartenenti ai sindacati della Pubblica Sicurezza. Fulcro della rabbia distruttiva di Anonymous Italia è stata la sentenza di assoluzione degli agenti nel processo Cucchi. Essa si è sposata con la furia dei manifestanti francesi per la morte dell'attivista Remi, questa fusione di sdegni ha dato vita a OpAntiReb.

 

I target hanno subìto attacchi DdoS, defacement e prelevamento dei dati dai database. La Op (Operazione) è stata organizzata dai collettivi francesi Zad, per la morte di Remi picchiato dalla polizia francese. Primo sito a finire nel mirino di Anonymous è stato infatti quello della Gendarmerie. A seguire gli attacchi ai siti italiani: polizia-penitenziaria.it, Silp, Consalp, Ugl, Siap, Coisp (già attaccato in altre occasioni), Siulp, poliziaeuropa.it, Nps, Lo Scudo. Nel press rilasciato gli Anonymous sottolineano che “quasi 1000, sono le morti nelle carceri italiane dal 2002 al 2012 Per la precisione 518 sono i suicidi (56%), 183 (20%) sono le morti per malattia,177 (19%) sono le morti in carcere per le quali vi sono indagini in corso”, scrivono sul loro blog.

 

 

I motivi della protesta sono le richieste di “Una legge contro la tortura da parte delle forze dell'ordine, che tuteli, al contrario di quanto avviene oggi, chi si trovi sotto la custodia degli agenti. Una continua video sorveglianza nelle questure e nelle carceri al fine di garantire la tutela delle persone detenute o sotto la custodia degli agenti. E' necessario ricordare che tale richiesta è posta anche a causa del gran numero di "suicidi" nelle carceri italiane, circostanza che testimonia le condizioni disumane di reclusione e lascia dubbi sulla effettiva condotta della polizia carceraria. Leggi che permettano di espellere dalle forze dell'ordine e di punire adeguatamente chi tra gli  agenti si sia macchiato di maltrattamenti, percosse o molestie contro persone in stato di fermo, arresto o comunque sotto custodia”.

 

Ultimo tiro beffardo di Anonymous è stato l'impadronirsi dell'account facebook del Sappe della Val D'Aosta, lunedì mattina. Sul cui diario hanno scorso, per qualche ora della giornata, le fotografie di Stefano Cucchi e la maschera di Guy Fawkes. La diatriba tra Anonymous e Polizia è storia lunga. Tanto che la Polizia Penitenziaria, dopo aver subìto il deface sul sito, ha lasciato lo scritto degli hacktivisti sulla pagina e ha risposto direttamente dalla Redazione. Già qualche giorno fa, essendo stata oggetto di attacco, aveva lasciato un press dedicato ai ragazzi ribelli. Dal sito, durante l'attacco di sabato, sono stati prelevati più di 3mila account con nomi e cognomi e recapiti.

 

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Sembravano essere fermi, ma dopo Million Mask March, in cui hanno dimostrato la presenza della Legione in più di 400 città e la consolidata alleannza tra virtuale e real life, ecco che gli Anonymous ricominciano il loro attivismo mediatico. Nei canali dell'anonimato delle chat IRC il fibrillare delle azioni arriva fino alla superficie: Anonymous Italy ne compie 3 di grande impatto in una settimana; le frange internazionali, invece, nei 100 giorni della morte di Michael Brown danno vita a OpFerguson II e attaccano il Ku Klux Klan.

 

Data anarchia e autonomia regnanti in Anonymous, i ragazzi italiani non hanno partecipato alle azioni mediatiche di Ferguson, ma si sono concentrati su target nazionali: Polizia di Stato , il cui Sindacato Sap è stato bucato e da cui sono stati prelevati gli indirizzi degli iscritti e i recapiti del segretario generale Tonelli, per protestare contro la sentenza Cucchi; Procura di Torino messa offline con un attacco DDoS, per rivendicazione contro la sentenza di nove anni dati ai NoTav; finendo col feroce attacco alla Lega Nord, il cui sito ha subito un deface e successivamente, onde evitare il peggio, messo offline dagli stessi amministratori, onde evitare il peggio. Ma non sembra essere servito, dato che dal  database sono stati prelevati 700 MB di files. L'azione è stata svolta per la difesa dei diritti Rom e per manifestare dissenso contro Salvini e le dichiarazioni del Segretario leghista contro l'etnia Rom. "Altri siti della Lega- spiega uno degli Anonymous - sono stati 'dumpati' (è stato prelevato il databese, ndr), avevano vulnerabilità: StopInvasione, LombardiaIntesa RompiamoIlPatto".

 

 

 

Il fronte italiano

 

Tuttavia la rabbia degli hacktivisti italiani contro Lega Nord, CasaPound e Forza Nuova non termina con semplici attacchi DdoS o SQL Injection: la chiamata alle armi diventa globale. Operation GreenRights, l'eterna operazione costantemente all'attacco e che ha come fulcri non solo i diritti ambientali, ma anche quelli umani, lancia un appello: “A tutti gli antifascisti del mondo”, scrivono sul press del loro blog. “Siamo sicuri - continuano gli anonimi – che voi tutti, cittadini del mondo, siete contrari a razzismo e fascismo. Combattreremo con tutti noi stessi per opporci a una nuova era di regime fascista in Italia”. Nasce così le il Fronte Internazionale di Brigate Antifasciste. In ciò che si legge il pensiero degli attivisti mediatici va alle etnie meno protette, come “Rom e Sinti e immigrati che vogliamo protyeggere dal fascismo. Cittadini del mondo, venite sul canale #italy ad aiutarci nella Resistenza contro il fascismo”. La chiamata di Anonymous prende il nome dalle Brigate Internazionali del 1936  " le brigate interanzionali erano composte di uomini e donne di una tempra eccezionale, capace di andare a combattere li eserciti franchisti direttamente in Spagna. Sono libertari, socialiste, comuniste, trotzkiste, repubblicane genericamente. Ci andavano anche tante persone che non erano di estrema sinistra. Odiavano Franco e il fascismo. Tra gli uomini che le componevano c'era anche Orwell, ad esempio. Le Brigate Internazionali non erano fatte di "professionisti". Il punto è che qua si tratta di interporsi tra i fascisti che cercano di sloggiare immigrati , bambini, assaltare , incendiare campi rom,  non si tratta di fare violenza. l problema è essere al momento giusto nel posto giusto, al limite per chiamare i Vigili del Fuoco per scongiurare gli incendi; e se ci dovessimo trovare in numero minore rispetto agli aggressori. Lì si tratterebbe di dover salvare delle vite, quindi al bando la nostra dignità! Come le Brigate Internazionali difendevano la Repubblica, simbolo di civiltà difronte al franchismo fascista e razzista, così adesso queste Brigate Internazionali hanno il compito di difendere e non di offendere. Sai cos'è - conclude uno degli Anonymous che ha dato vita all'operazione e a cui do il soprannome di Guerriero -, bisogna essere proprio innamorati della causa dell'umanità per creare una cosa del genere".

 

 

 

 

 

 

L'attacco al Ku Klux Klan

 

Sul fronte internazionale, invece OpFerguson II ha riunito gli attivisti in OpKKK e #HoodsOff (giù il cappuccio), contro gli incappucciati del Ku Klux Klan. Motivo? Le minacce che gli adepti avrebbero fatto ai manifestanti che si erano schierati contro la polizia nelle strade. Il giorno della commemorazione dei 100 giorni dalla morte dell'afroamericano Michael Brown, stroncato da sei colpi d'arma da fuoco sparati da un poliziotto a Ferguson, l'hacktivismo prende d'assalto il Klan. Gli account Twitter @YourKKKCentral e @KuKluxKlanUSA sono finiti nelle mani di Anonymous, mentre nomi e cognomi e file audio di quelli che erano anonimi adepti sono finiti in rete. Nei profondi canali delle chat anonime, i ragazzi dal volto di Guy Fawkes sono in preda alla febbre estatica degli exposes: 29 membri, fino ad ora sono stati smascherati. È il caso di dirlo.

 

Insomma l'autunno di Anonymous si è aperto con la Marcia del Milione di Maschere , la quale ha dato alla Legione una compatezza maggiore e una sicurezza sulla sua presenza in tutto il mondo. Il pensiero Anonymous ha dimostrato di essere passato da continente in continente, in milioni di persone, affermando il movimento globalmente e permettendo l'ascesi della rete come nuovo spazio di proteste.

 

 

 

 

Sotto il Daface della Lega Nord compiuto da Anonymous Italy

 Lega Deface

 

Sotto Il Tweet del Ku Klux Klan, hackerato dagli Anonymous

Il video con nomi e volti degli adepti al KKK

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Quando si parla di pedofilia in rete si tratta un argomento delicato e di vastissime dimensioni. I numeri che vanno a comporre il fenomeno sono tra i più alti che esistono. Dietro quest'ondata che si fa via via sempre più potente e prepotente nell'intera area di internet, si trova anche chi instancabilmente cerca di combatterla. Ne abbiamo parlato già altre volte, tuttavia l'argomento non cessa mai di attirare attenzione e stima: parliamo degli Anonymous PedoHunter, gli 'acchiappa pedofili', i CyberAngels. Ecco come agiscono, come studiano i pedofili, come si costruiscono malware che infettano le macchine dei pederasti. Ed ecco che nel deepweb, oltre la pedofilia, anche la tratta di organi. 



Gli uomini (e donne, ndr) dal volto di Guy Fawkes cercano instancabilmente gli autori di crimini  pedopornografici. Dalle profondità della rete nascosta, fino alla superficie dei social network. Sono numerosi infatti anche i gruppi di Facebook che segnalano pagine pedopornografiche, aperte così, senza che nessun amministratore del social se ne accorga o dica nulla. “Ne segnaliamo circa una ventina al giorno, la maggior parte delle quali viene chiusa”, spiega uno degli Anonymous PedoHunter di Facebook.

 

Tornando a coloro che si muovono nei meandri del web profondo, si scopre che essi dedicano alla ricerca e alla stesura di schede riguardanti i pedofili (dox), quasi tutto il tempo libero che hanno a disposizione. Ma le difficoltà sono enormi, tanto che “per 'doxare' un pedofilo servono anche tre mesi, anche un anno”, mi fa presente uno degli Anonymous. Il tempo è tanto perché bisogna avere delle prove necessarie onde evitare di denunciare un innocente. “Purtroppo nel deepweb c'è una vera e propria tratta di bambini - scrive Eraser, uno degli Anonymous a cui do un nickname di fantasia -. Ci sono genitori che vendono i propri figli per accumulare un po' di soldi. Altri che nelle chat cercano bambini di pochi mesi; altri ancora che cercano dodicenni per praticare sesso snuff per poi ucciderli. Tutto per scambio di denaro o altro materiale pedopornografico”. Durante un'intervista uno degli Anonymous mi mostra uno screenshot caricato su AnonFiles (network raggiungibile solo con la rete Tor perché bloccato in Italia). Sulla schermata sono visibili uno sfondo bianco in cui danno l'impressione di scorrere frasi di una chatroom e in cui sono visibili dei nomi sul lato. Sopra la schermata varie finestre aperte, che rappresentano stanze di conversazioni private che l'Anonimo tiene con i presunti pedofili. Il suo nome è di fantasia e si presenta come un ragazzino di 12 anni. "Così cerco di acchiappare questi mostri - racconta durante la conversazione avuta con me - Vado nelle chat, mi presento come un ragazzino o una ragazzina e cerco di adescarli". Nelle finestre aperte sono visibili le varie conversazioni in cui alcuni fa avances al finto ragazzo e delle foto inviate, che l'Anonimo ha cautamente schermato onde evitare che io possa vedere il volto dei presunti pedofili. "Mi inviano spesso foto hard. A volte anche filmati e fanno di tutto perché quello che loro pensano essere un ragazzino, cada nella loro rete. Offrono soldi nella maggior parte dei casi". Cosa avviene poi? "Gli invio io dei link, facendo credere che sono fotografie o filmati. In questi link nascondo un virus che li infetta. Scavo nel loro computer e li acchiappo".

 

Ma l'orrore non finisce qui. “Abbiamo trovato anche tratta di organi – racconta Doxer, altro Anon dal nick di fantasia -. Gli scambi provengono dai paesi meno emancipati con i paesi più ricchi. Il prezzo varia a seconda dell'età del bambino. Diciamo che a sette anni è considerato 'ottima merce', perché gli organi sono tutti sviluppati e giovani. Di età inferiore non sono molto richiesti, dato che gli organi sono ancora troppo piccoli. Comunque l'età richiesta varia fino ai 12 anni”. Andare ad approfondire l'argomento è impossibile, dato che lo stesso Doxer mi blocca a causa della pericolosità del tema: “Non posso dirti oltre, ti metterei in pericolo. Quelli sono criminali, che assoldano killer nella rete nascosta e uccidono senza scrupoli”.

 

pedohunter anonymousCome detto poc'anzi per inchiodare i pedofili i CyberAngels hanno bisogno di virus, in questo caso parliamo di rootkit, o di malware trojan. Con essi infettano le macchine dei criminali, entrano dentro i database e scavano. Inoltre riescono ad avere controllo della webcam, in modo da osservarne le mosse. Come fanno? "Creiamo un vettore di infezione, mettiamo backdoor , da qui abbiamo la privilege escalation to root privs  fino al load kernel module (rootkit) - spiega in maniera molto tecnica Golden -.In termini umani significa che serve un vettore di infezione per portare una backdoor sull'OS (sistema operativo) che usi (in questo caso parliamo di Linux) e si può fare in diversi modi: macro office, pendrives, email, ecc. Una volta piazzata la backdoor è tempo di diventare utenti root, in modo da avere il controllo totale della macchina. Un altro modo simpatico per infettarti sarebbe avere accesso alla stessa rete lan/wifi, in modo che io possa mandarti aggiornamenti di linux falsi con dentro la mia bella backdoor. Se quel programma si avvia anche con i privilegi di root è fatta. Una volta diventato root è possibile caricare un LKM (loadable kernel module) a runtime, cioè sul momento.E quell'LKM è proprio il tuo rootkit" Come lo programmano? In linguaggio Java, o C: "Il rootkit su linux è solo in C, non hai altra scelta dato che lo stesso kernel è fatto in C", conclude Golden.

 

La mappa della pedopornografia varia ed è quasi impossibile tracciarne i connotati. “Spendiamo molto tempo a studiare il modo in cui si muovono – spiega Roller, un membro internazionale del collettivo -. La pedofilia è un modo di vivere per molti, come una filosofia, ma sapendo che è un fuorilegge si nascondono dietro associazioni, gruppi politici, spesso anche dietro comunità cristiane o religiose in genere. Le ultime sono le più terribili, temibili e lusinghiere. Con la scusa della fede e del potere che essa ha sulle menti, adescano giovanissimi e bambini. Teniamo d'occhio questo tipo di gruppi in maniera particolare. Cerchiamo di monitorare il loro agire e se necessario dobbiamo travestirci da uno di loro, entrare in confidenza col presunto pedofilo e cercare di infettarne il computer con un virus per trovarvi materiale pedopornografico”. Già una volta con l'operazione denominata AntiSec Vs Clero del 2012 della branca italiana del collettivo, gli Anonymous Italy si erano scagliati verso un prete, Don Ruggeri, accusato dalle autorità di abusi sessuali contro una ragazzina di 13 anni. Il collettivo aveva pubblicato l'intero database delle sue mail, circa 2.5 Gb di materiale.

 

Anon Italy vs Clero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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