L’operazione Ice Isis, che vuol dire congelare lo Stato Islamico, con l’instancabile lavoro di più di 140 Anonymous, è riuscita a far sospendere più di 9000 account in poche settimane. E soprattutto è riuscita a portare alla luce alcuni dei nomi di hacker jihadisti. Nessun italiano, però.

 

A smentire la notizia che ci sia un italiano tra le prime file della propaganda terroristica dell’Is, sono proprio fonti interne ad Anonymous, le stesse che avevano parlato con chi ha scritto la notizia. Sul  grande server Anonops, in cui l’operazione di ghiacciare perennemente l’Isis va avanti, una fonte, che dice di aver parlato col giornalista, del quale omettiamo l’identità, smentisce di aver mai affermato che dietro il profilo Twitter @IsisTechnical ci sia il capo della propaganda Isis, ma un semplice attivista, un simpatizzante proveniente da altri stati dell'Africa, neanche dall'Italia.

 

“Mi dispiace – si scusa l’Anonymous in un’intervista privata e spiega cosa è successo -, mi dispiace veramente, so che le parole hanno un peso e io non  ho mai detto che l’uomo che si trova dietro quel profilo Twitter sia il capo della propaganda jihadista.  Nella conversazione ha provato a farmi dire che era un hacker importante, ma io non ho mai confermato una cosa simile”, così l’hacktivista smentisce la notizia e “noi stiamo lavorando su quel profilo, in cui sembrava esserci veramente un italiano, stiamo facendo ricerche approfondite, ma quando mi è stato chiesto se fosse una persona importante per l’Isis, ho chiaramente risposto di no!”. E ancora un altro hacktivista: “Sappiamo che le notizie possono far male alle persone, siamo quindi molto cauti ad esporre i nomi delle persone e dare informazioni”. Sono infatti noti, a blogger e giornalisti e scrittori che bazzicano nei canali IRC per le interviste, gli scrupoli che usano farsi gli Anonymous prima di pubblicare un nome, accusare un’innocente.

 

Che intervistare gli Anonymous e trarre conclusioni dalla grande confusione che si crea in un’operazione del genere, sia una cosa difficile, è nota ai pochi giornalisti, blogger, scrittori, che si azzardano ad avere con essi contatti più duraturi nel tempo perché amanti di quella informazione. D’altra parte, appurare le fonti in un mondo di fantasmi è dieci volte più difficile. “Addirittura un altro grande quotidiano internazionale (di cui omettiamo il nome) – incalza l’hacktivista – ha detto che abbiamo attaccato e hackerato 1000 siti, ma anche questo è falso”. Infatti i siti ‘bucati’, (come ci hanno riferito ieri), sono pochi, data l’alta preparazione dei web master dell’Isis e il quindi il duro lavoro che c’è da fare sopra.  La fonte sentita da noi di Cronaca Libera è comunque attendibile per verifiche fatte nel corso dei precedenti scritti. 

 

Sotto i Tweet del primo hacktivista che ha segnalato agli altri il profilo poi messo sotto 'sorveglianza speciale' dal resto degli Anon

 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

Nata lo stesso giorno di OpCharlieHebdo, OpIceIsis è la seconda parte dell’operazione di Anonymous contro lo Stato Islamico; nata come OpIsis qualche mese fa, non aveva riscontrato grande successo. Ma dopo Charlie Hebdo, la scena cambia e il modus operandi della Legione, contro lo schieramento cibernetico dell'Isis, comincia a prendere piede e a catalizzare l'attenzione di media e di nuovi adepti.

Il canale di AnonOps, quieto durante l’operazione Charlie, ha ripreso la sua instancabile attività contro i siti jhiadisti dopo la notizia del pilota giordano arso vivo. I nemici giurati di Anonymous sono le crew di hacker della FallagaTeam e del Cyber Califfato, che anche questa volta, infiltrati all’interno dei canali in cui vengono organizzate le azionii, hanno dato problemi agli hacktivisti. Ed è proprio con queste grandi operazioni che l’hacktivismo si caratterizza come fondamentale nell’era della rivoluzione informatica, costituendosi come essenziale barriera al malem che pervade e galoppa imperterrito nella rete, e divenendo voce dell’indignazione del mondo intero. Non più, quindi cyber terroristi, gli Anonymous diventano CyberAngels.

 

 

 

“Ho nuovi target”, dice un Anonymous entrando nel canale e “Datemi qualche sito da attaccare”, parla un altro hacktivista. La differenza con la prima ondata di attacchi informatici ai siti dello Stato Islamico, è la maggiore organizzazione degli hacktivisti, i quali, essendo sparsi in ogni dove nel web, hanno dato vita a questa immensa campagna cibernetica attraverso vari gruppi, come quello dei Red Cult. Non solo quindi le reti nascoste del grande server di AnonOps hanno sferrato l’attacco, ma il web tutto, che gli Anon definiscono ‘la nostra casa’, ha levato gli scudi contro la barbarie degli estremisti islamici. La battaglia cibernetica, in cui questa volta a differenza di altre, gli Anon sono dipinti come gli angeli di luce e gli hacker dell’Isis sono la parte delle tenebre, ha visto nuovamente scontri interni tra le due fazioni, in cui alcuni degli hactivisti di Anonymous hanno subìto minacce di morte sui social network. E questa lotta nel cyber spazio, tra Angeli e Demoni, è destinata a protrasri nel tempo.

 

Tuttavia se gli ammonimenti e i gli atroci omicidi del terrorismo islamico e le loro alienate coscienze, stanno diffondendo morte e orrore nel mondo, riportando questa atrocità al meno funesto web troviamo una guerra, meno abominevole, ma che delinea lo spessore dell'idea Anonymous, che nel web ha le sue radici. E che si pone come l'unica che può issare barricate contro l’incessante propaganda mediatica dell’Isis. “Non so se tutto ciò fermerà questo schifo – spiega uno degli hacktivisti più coinvolti -, ma loro ora sanno che ci siamo e possiamo rispondere con una battaglia mediatica. Noi siamo presenti e combatteremo sempre per la libertà. Il terrorismo non ha posto nel nostro mondo”. 

 

Ma come agiscono gli Anonymous anti Isis? “Cerchiamo siti pro Isis, prendiamo gli Url, li mettiamo su un pad e poi lavoriamo per trovare vulnerabilità, li infiltriamo e preleviamo tutto il database”. Un lavoro di squadra instancabile, che richiede ore e ore tutto il giorno. Il canale principale dell’azione nelle reti IRC, #OpIceIsis, continua ad avere un sempre maggior flusso di utenti. “Inoltre cerchiamo tutti gli account Twitter – continua il Condottiero – li riportiamo ai media e mostriamo chi sono. E se possiamo prendere i database dei siti, defacciare (cambiare la homepage del sito con un’immagine) e attaccare con DDoS, lo facciamo. Noi veniamo da ogni parte del mondo, occidente, oriente, Asia. Noi siamo gli Anonymous, noi siamo uno, noi siamo un’idea”, tuona e termina fiera la fonte interna di AnonOps. Fino ad ora gli account jihadisti sospesi sono circa 900, mentre i siti attaccati sono 16, “I siti che abbiamo scelto di attaccare, sono i maggiori di Al-Qaeda e Isis – spiega uno degli hacktivisti interni alla Op -, siamo concentrati su target di alto livello. Hanno ottimi hacker e ottimi sysadmin (amministratori di sistema). Ma comunque siamo a lavoro. Ora hanno molti, ma molti meno account twitter, quindi sono più deboli e stanno diventando nervosi. Inoltre stiamo tracciando tutti i loro sysadmin e li stiamo esponendo, questo non è difficile, perché non sono un gran numero”. 

 

 

Inoltre, in un press inviato alle maggiori testate (si può leggere qui) giornalistiche mondiali e che a noi hanno passato la sera di domenica in chat privata, parlano di uno dei maggiori hacker dell'Isis che avrebbero smasherato: "è tunisino e ha creato un team: “The Fallaga DZ Team”. Lavorano incessantemente per creare caos e danneggiare siti innocenti", scrivono gli Anons. In base alle loro informazioni l'uomo si chiama Majdi Mgaidia e risiede a Manouba, in Tunisia. Avrebbe studiato alla Bordeaux Management School, oggi Kedge Business School, con sede a Talence, sobborgo di Bordeaux in Francia. Un uomo, che gli Anonymous definiscono "ipocrita, perché minacciava gli altri. L'Isis non è l'Islam, ma solo vecchi terroristi". E sui dubbi che questa operazione possa essere coordinata dai servizi segreti, gli Anonymous smentiscono, ma sono certi che "sicuramente leggono i loro leak e sicuramente sono alla sua ricerca". C'è infatti da sottolineare che, se durante l'operazione Charlie, la schiera di attivisti aveva membri incontrollati e incontrollabili, i quali inneggiavano al razzismo contro l'intero Islam, questa volta il problema è stato arginato, anche perché: "Il razzismo è proprio il contrario dell'dea Anon - spiega uno degli hacktivisti di vecchia data -, quindi chiunque parla di esso viene immediatamente allontanato dai canali"

 

L’escalation degli attacchi cibernetici è divenuta sempre più calda quando è stato scoperto il messaggio dei ‘Lupi Solitari’ di Roma. Ormai è noto che il la rete viene usata dagli aderenti all’Isis per la propaganda, tanto che i video editati divengono sempre più spettacolari, rasentando una sorta di parodia grottesca e orribile di film horror americani, in cui però l’orrore e la morte e il dolore sono reali dall’altra parte della videocamera. Chi, quindi, può combattere una così forte campagna mediatica, la quale sembra avere sempre più successo dato il numero crescente di aderenti, se non chi conosce perfettamente le tecniche di ‘reclutamento’ mediatico come gli Anonymous? Come detto altre volte sono loro i leader della contro informazione, capaci di reclutare una Legione in pochi anni e di appassionare giovani e no, di tutto il mondo alle loro bravate e all’idea che portano all’intero pianeta. Questa volta, però, gli hacktivisti si trovano di fronte un nemico di diversa portata, non un Governo contro il quale protestare, non una grande industria, ma un virus che terrorizza il mondo con armi vere, un filo marcio e infetto che lega migliaia di persone e che combatte con armi vere e che ad ogni secondo può colpire uccidendo innocenti: il terrorismo islamico. Ed è stato proprio uno degli hacktivisti che con una storia un po’ bizzarra, ha trovato gli account Twitter dei Lupi Solitari, con i quali ha discusso poi e che ha segnalato in alcuni suoi tweet e da cui è nata la grande diffusione di notizie a riguardo. Sospesi poco dopo i due account menzionati dall’hacktivista.

 

In quest'alba della nuova era informatica, Anonymous scrive le pagine di storia: "L' Isis dipende social media per ottenere la parolaracconta in un'intervista privata, uno degli esponenti della Legione mediatica, sui canali di AnonOps - ,  li stiamo rimuovendo dalle loro posizioni di potere, costringendoli a trasferirsi in nuovi account,  tanto più li facciamo spostare, il più esposti diventano e  più energia spendono per mantenere il loro slancio. Questo rende la loro vita più difficile"

E qual è il pensiero di Anonymous, la loro opinione, sul fatto che questa volta il mondo li stia acclamando e sull'Isis stesso? "Ciò che amiamo, come Anonymous, è chi nel mondo insorge a difendere la libertàcontinua l'Anon -. Da una mia stima come Anonymous, tutti i governi, i gruppi politici e i centri di potere, lavorano per togliere la libertà per qualisasi stupido motivo, soprattutto per paura.  Ma Anonymous insorge a difesa della libertà, e abbiamo la possibilità di mettere in scena una forza tale che spinga via tutti i nemici della libertà. Per questa ragione abbiamo la gente dalla nostra parte: perché ogni essere umano su questa terra anela ad essere libero.  E tanto più quelli che si oppongono alla libertà ci combattono, più potenti diventiamo. Questi avversari finalmente ci daranno la forza di ridurli,  Un uomo non regolamentato distrugge sempre se stesso. Coloro che leggeranno quest'intervista si chiederànno quanto male potranno ottenere, bene, la risposta la troveranno da loro. Ma la domandaincalza l'hacktivista nel suo discorso tipicamente Anonymous, fiero e combattente- è: quando vi solleverete per combattere per la vostra libertà? Perché nel frattempo ci siamo noi, Anonymous, che combattiamo per voi. Siamo in tanti, loro sono pochi, i loro poteri sono degradati ogni giorno, e questo è ciò che li spaventa, perché sanno di essere dalla parte dei perdenti della storia. Sono condannati all'oscurità. Il loro potere è soprattutto mentale e chiunque può decidere di rifiutare il loro modo di vedere il mondo, si tratta semplicemente di una scelta. Cercano di far credere che hanno il controllo, ma non è vero. Con la giusto coinvolgimento delle menti, si vedrà la veritàva avanti l'Anon, con lo spirito di chi ha la sicurezza del successo ottenuto e la grande capacità di usare internet come strumento di propaganda -, così cadranno subito.  Abbiamo visto queste cose già nel corso della storia e le regole non sono cambiate: quando chi è al potere porta via troppa libertà, viene gettato via. E' chiaro che i poteri lavorano contro la libertà anziché cercare di fare in modo che la libertà sia maggione, ma sono stupidi" E per quanto riguarda l'uso di internet che fa l'Isis? "Beh, l'ironia è troppo forte per non essere notata: cercano di vivere nel XII secolo, ma usano tecnologie del XXI per raggiungerlo. Non sono altro che ipocriti, come (i terroristi) del secolo scorso. E sempre più persone li vedono per quello che sono. Noi faremo il nostro lavoro, i soldati faranno il loro, e l'Isis sarà distrutto. Completamente".

 

 

E' arrivata l'era di un cambiamento cruciale del cyberhacktivismo, quella in cui coloro che erano considerati i peggiori nemici delle polizie mondiali, sono ora fonti, se non ufficialmente, ufficiosamente. E' l'alba che probabilmente molti seguaci esterni alla immensa Legione, aspettavano, quella in cui gli eroi del web diventano tali, schierati dalla parte del bene, nella loro sempre e costante idea di giustizia.

 

Sotto il nuovo video dell'Operazione OpIceIsis: "Avete usato internet per la vostra propaganda, ma Internet è Free Speech, non per la vostra propaganda. Tic Toc, questo è l'inizio della fine, siamo una Legione. Aspettateci"

 

 Il video italiano di OpIceIsis

 

 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

“All'inizio di questa settimana il The Guardian ha reso noto che l'uomo che parla nel video dell'omicidio di James Foley è un membro dello Stato Islamico con sede a Raqqa, una roccaforte nel centro-nord della Siria. Sulla base di tale questione è possibile restringere la posizione in cui è stato girato il video”, sono le affermazioni di Helliot Hoggins, il blogger – ormai di fama mondiale – che da anni è attento alle dinamiche mondiali di guerre e rivolte.

 

Dalle immagini dei video, scrive Higgins sul suo sito (bellingcat.com), è possibile determinare molti particolari. L'uomo, che non è né un giornalista, né tantomeno è stato mai in Medio Oriente, dal 2012 studia il fenomeno del terrorismo, della guerra in Siria, delle rivolte in Ucraina. Dopo il video su James Foley, Higgins ha immediatamente scavato, come un esperto giornalista investigativo, per trovare l'area in cui il filmato sarebbe stato girato: le colline di Raqqa. Il punto indicato da Higgins +è assai preciso e gli screen lasciati sul suo blog, in cui si vede che ha studiato anche le posizioni via satellite (probabilmente Street Views), indicano che “ questa sembra essere l'unica posizione che si adatta ciò che è visibile sul video, pur essendoci pochissime informazioni. Lungo le colline, questo sembra essere il luogo più isolato, con qualsiasi tipo di strada di accesso. Mentre la maggior parte delle altre aree che hanno una strada di accesso sembra avere strutture che potrebbero essere visibili nel video. Sulla base di tutte le informazioni disponibili, possiamo dire che il video di James Foley è stato girato nelle colline a sud di Raqqa, e probabilmente nella posizione indicata sopra, sostenendo le affermazioni fatte sul Guardian che Raqqa è la possibile posizione in cui si troverebbero gli ostaggi”.

 

Conosciuto come Brown Moses, il britannico Heliot Higgins è ormai un giornalista investigativo di fama mondiale, capace di trovare in rete scoop che sarebbero alla portata di tutti - forse - dato che oramai - e questo Higgins lo ha capito meglio di altri - è impossibile per chiunque resistere al fascino di postare video su internet. Anche per gli stessi assassini, terroristi, omicidi questo allettamento della rete è irresistibile. Guardando il video qui sotto se ne ha la prova.

 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

«Sappiate che è un uomo buono, che voleva solo aiutare i siriani e vi chiedo, in nome di quanto c’è di più sacro, aiutateci e permettetegli di tornare a casa sano e salvo, da coloro che ama e che lo amano», è stato l'accorato appello del padre di Henning. L'uomo di 81 anni, malato, in un letto di ospedale ha tentato di intenerire l'animo degli assassini dell'Isis. Nulla da fare. Suo figlio Alan è stato decapitato e l'orrore della sua morte è corso senza ostacoli per tutto il web, contrapponendosi al dolore di un padre alla fine della sua vita.

 

Aveva 47 anni, padre anch'egli, di due figli, era un tassista, era di Salford e si trovava in Siria perché cooperava con una ong musulmana. Queste le pochissime informazioni su Alan Henning, il quarto uomo decapitato dall'Isis.

 

L'orrore degli uomini del califfato continua in una scia di dolore. Henning è il secondo degli ostaggi inglesi decapitati dopo David Haines. Il cooperatore britannico è mostrato nel video inginocchiato accanto al boia vestito di nero, con indosso la solita tuta arancione, simbolo dei detenuti americani. Hanning nel dicembre 2013 si trovava con un gruppo che portava sussidi medici a un ospedale del nord della Siria, quando fi fermato da un uomo con una pistola che lo ha minacciato e rapito. L'autenticità del video non è stata ancora confermata, ma le autorità britanniche riferiscono, come riportato da Reuters, che non ci sono ragioni per dubitare sulla veridicità del filmato.

 

“Siccome il Parlamento ha deciso di attaccare l'Isis, io come cittadino britannico, pagherò ora il prezzo di questa decisione”, così parla Henning nel video.

 

 
 
 
 

“Fortemente vicini ai nostri amici e alleati britannici, lavoreremo per portare coloro che hanno perpetrato l'omicidio di Hanning – come di Jim Foley, Steven Sotloff and David Haines – alla giustizia”, ha dichiarato Obama. Mentre il Primo Ministro britannico David Cameron, lascia un messaggio di condoglianze alla famiglia di Henning, parlando di 'brutale omicidio" e "mostra quanto sono barbari e ributtanti questi terroristi".

 

Alla fine del video come sempre la prossima vittima mostrata dal boia: l'americano Peter Edward Kassig. Gli ostaggi nelle mani dello Stato Islamico si pensa siano ancora 10, tra cui le due italiane. Pochi giorni fa la moglie di Henning, Barbara, aveva lanciato un appello video per chiedere il rilascio del marito.

 

Minacce a Obama. Ovviamente con il mostrare Kassing come prossima vittima, i jihadisti tonano a minacciare gli Usa come obiettivo principale delle loro azioni. Ricordiamo anche che nelle mani dei terroristi c'è ancora un altro britannico, John Cantlie, che negli ultimi video Isis è apparso come conduttore di un grottesco e macabro videogiornale.

 

Intanto si registra la prima vittima tra i soldadi Usa: è il marine Jordan Spears, di 21 anni, il suo aereo ha perduto quota per un'avaria ai motori ed è precipitato in mare. Il corpo del giovane non è ancora stato ritrovato.

 

 

 

 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.


 

Vogliono che se ne parli, questo si è capito. Questo è l'importante. E infatti le pagine di cronaca dei quotidiani – specie gli online – sfoggiano un giorno sì e l'altro pure, titoli col nome Isis incluso. Sono riusciti nel loro intento, insomma.

 

Gli jihadisti del Nuovo Stato Islamico hanno centrato l'obiettivo. Come? Con effetti speciali di ultima generazione nerd. Dal tragico video della decapitazione di Foley, in cui le telecamere riprendevano in HD, in cui vi era una regia che le direzionava entrambe, in cui i protagonisti dell'horror reality show erano dotati di microfoni e, infine, l'editing era di fattura 2.0, ora l'Isis si butta sugli effetti speciali. Lo slow motion la fa da padrone nell'ultimo video. Non dimentichiamo anche il tg web a puntate, lanciato per raccontare quella che loro definiscono la vera storia, nascosta invece dai media internazionali. Insomma gli jihadisti dell'Isis cambiano, stupiscono, sono in parole povere dei veri e propri banali nerd. Se non fosse che sono anche assassini. Flames of War Trailer, con questo nome che lascia l'attesa di un lungometraggio – girato ovviamente live, si presume – i terroristi dichiarano di voler attaccare gli Usa. E come sappiamo tutti, mantengono sempre la parola data.

 

Questa volta nel video lanciato per creare clamore e girato apposta in modo che il messaggio si espanda a tutto il globo, i terroristi minacciano la guerra contro gli Stati Uniti. Immagini di bombe esplose in 3D, marines americani uccisi, angolature della Casa Bianca, Obama che parla in qualche conferenza e, ovviamente, ciliegina sulla torta dal sapore grottesco, loro, i jihadisti che combattono non si sa più per quale causa. Per l'amore della loro Patria, se di amore possiamo parlare: per la dignità religiosa, sempre che di dignità si può parlare; se per apparire sui webjournal dell'intero globo come fenomeno – da baraccone ormai.

 

Insomma del terrorismo islamico, quello nascosto e che terrorizza il globo, l'Isis ne ha fatto un esperto di comunicazione, di editing, di regia, oltre che un esperto di terrore. Sì, perché la minaccia rimane e i fatti anche e l'odio per gli Usa e i suoi paesi affiliati impera. Ma tutto il loro modus operandi cosa denota? In primis l'età. Essa è tipica di giovani che sanno usare le tecnologie. Altro? Che sono stati addestrati come si addestrano tutti i terroristi: fin da piccoli. È quindi la generazione di ricambio, quella che viaggia su internet, usa i social come usa le armi, sa di hack come alcune fonti hanno sospettato in precedenza, è capace di usare reflex come videocamere, o di usare programmi di editing come Adobe Premiere. Sono ipotesi, certo, ma nel quadro dei fatti verosimili. Possiamo quindi dire che sono giovani come tanti, con l'unico difetto di essere fanatici assassini senza scrupoli.

 

 

 

 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

Che l'Isis si stia divertendo a editare video, oltre che a minacciare e terrificare il mondo è chiaro. L'ultima delle pubblicazioni del Nuovo Stato Islamico è un filmato in cui appare il giornalista inglese John Cantlie nella solita camicia arancione fosforescente, quella del campo di prigionia di Guantánamo per intenderci. E con voce ferma e una nota di stizza, che quasi sembra essere accusatoria, nella voce, descrive il suo lavoro, il suo arrivo in Siria nel 2012. Perché il tono dovrebbe nascondere un'accusa e a chi? Perché nel discorso volto alla telecamera principale, Cantlie punta il dito verso la Gran Bretagna e gli altri Stati da cui provengono i prigionieri: “Vi spiegherò perché altri ostaggi europei sono stati liberati, visto che i loro governi hanno deciso di trattare, mentre Usa e Gb li lasciano a loro stessi".

 

Le telecamere che riprendono sono, come già si era visto nel primo video che l'Isis pubblicò, quello di James Foley, più di una e riprendono da diverse angolazioni. Il conduttore del surreale, grottesco e terrifico programma, Jhon Cantlie, annuncia che ci saranno altre edizioni di questo tipo di informazione da parte del Califfato. “Lend me your ears” - Prestatemi attenzione -, così si chiama il video, avrà quindi un seguito affinché non venga più manipolata la verità da parte dei media internazionali, altra accusa lanciata dal reporter a nome del Nuovo Stato Islamico: “Vi dirò cosa muove l'Isis veramente. Possiamo cambiare le cose ma solo se voi, il popolo, deciderete di agire ora. Seguitemi nei prossimi programmi".

 

Anche questa volta l'Isis, senza decapitazioni e senza spargimenti di sangue, ha saputo stupire. Ma soprattutto stupisce la presa di posizione dell'ostaggio, che afferma: “Penserete che vi parlo perché sono prigioniero: è vero, il mio destino è nelle mani dello Stato islamico, non ho nulla da perdere. Forse vivrò, forse morirò". Le ipotesi della sua fermezza possono essere tante, tra cui il fatto che la prigionia l'abbia fatto ebbro di terrore e che quindi l'indifferenza alla vita abbia preso il sopravvento, oppure che veramente la sfiducia e la delusione verso la sua Patria, che sente averlo abbandonato, lo hanno portato a 'schierarsi' dalla parte dei suoi carnefici.

 

Ma altra verità che potrebbe celarsi, è quella che veramente ci sia una verità che viene celata al mondo e di cui egli è consapevole. Quale che sia non è dato saperlo, certo non potrà mai giustificare lo spargimento di sangue, i delitti atroci verso vittime innocenti.

 

Isis Site

Ultima delle trovate del Nuovo Stato Islamico sembrerebbe quella di voler attaccare gli Usa con il virus ebola e tutti gli Stati che sono contro l'Isis. L'idea è stata discussa online da alcuni miliziani Isis e a riferirlo è stato il sito Site, fonte di notizie del mondo jihadista.

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

"Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna". Un detto popolare, per cui ricordiamo anche "Vox populi, vox Dei", dove in questo caso poniamo l'aggettivo "grande" come "esteso" e non come qualcosa che fa onore.

La domanda è più che lecita dato che negli ultimi giorni, dopo l'atrocità della decapitazione di Foley, i nomi di ben due donne sono emersi: Aafia Siddiqui, meglio conosciuta come Lady al Qaeda e Khadijah Dare, che ha inneggiato all'uccisione del reporter, oltre ad aver dichiarato di voler essere la prima donna a decapitare un occidentale. Entrambe sposate con militanti dell'Isis. Su questo ruolo di appoggio totale del terrorismo da parte delle donne è giusto soffermarsi e domandarsi come, proprio coloro che son madri e danno la vita possano poi essere tra le più valide collaboratrici e sostenitrici della strategia del terrore.

 

il rapper Abdel-Majed Abdel Bary Ripercorriamo i fatti: Il suo nome potrebbe essere Jhon e potrebbe essere un ex capo dell'M16. A indagare sul killer Scotland Yard, l'M15 e l'M16. Il cerchio dunque si stringe intorno al boia che ha decapitato il reporter americano James Foley. A scriverlo è il Dailly Telegraph nell'edizione online. Nella lista di nomi che i servizi segreti britannici stanno vagliando per arrivare alla cattura del killer, ci sarebbe un ex medico di Londra, il 28enne Shajul Islam precedentemente arrestato per essere stato sospettato del rapimento di un giornalista britannico. Ma anche il fratello stesso del medico sembrerebbe essere nella lista dei sospettati, così come un uomo di circa 23 anni, il rapper Abdel-Majed Abdel Bary, come rende noto il The Sun, che sarebbe fuggito in Siria per entrare nelle fila dei jihadisti e che tempo fa aveva twittato una sua foto nella quale teneva in mano una testa decapitata.Non a caso, a questo punto, il gruppo dei terroristi in questione si farebbe chiamare The Beatles. Lui il principale sospettato di essere l'esecutore della decapitazione di Foley, comparso nel video.

Nella blacklist dei servizi segreti anche Abu Abdullah al-Britani, 20 anni di Portsmouth, tra i gestori dei social network dello Stato Islamico; e Abu Hussain al-Britani, 20 anni, il cui vero nome è Junaid Hussian, esperto di informatica di Birmingham, come riporta il Daily Mail.

 

Lady AlQaedaInoltre, come riportato dal New York Times, nella tragedia legata a Foley spunterebbe il nome di Lady Al Qaeda, ovvero Aafia Siddiqui, la donna che sta scontando 86 anni di carcere in Texas e che l'ISIS voleva in cambio della vita di Foley. La 42enne è legata all'attentato delle Torri Gemelle per le relazioni con Khalid Sheikh Muhammad, uomo dell'attentato dell'11 settembre arrestato nel 2002 e dal quale si è separata dopo l'arresto, rientrando in Pakistan con i suoi tre figli. In seconde nozze la donna ha sposato Ammar al-Baluchi, nipote della mente delle stragi dell'11 settembre.

Dal 2004 la donna è inserita nelle liste dell'FBI dei collaboratori più pericolosi di Al Qaeda. Ma la sua storia è assai complicata e misteriosa. Dal 2003, dopo la cattura avvenuta in Afghanistan da parte delle truppe USA, la donna è stata detenuta nel carcere di Bagram, sempre in Afghanistan, dove, come dichiarato dagli ex detenuti, era l'unica donna e il cui nome era quello di 'Prigioniero 650'. Il suo nome, che compare nella lista di richieste che l'Isis ha fatto agli USA, per scarcerare alcuni appartenenti alla jihad, è sinonimo, secondo un esperto di terrorismo ascoltato dal New York Times, che c'è una stretta rete terroristica tra il gruppo ISIS che agisce tra Iraq e Siria e un contingente di Talebani.

Khadijah Dare e suo marito Abu BakrMa un'altra donna, seppur in maniera diversa, si fa strada nello scenario terroristico jihadista: la 22enne Khadijah Dare, che su Twitter ha osannato la decapitazione di Foley. La donna, un'inglese convertita all'Islam, è una delle più feroci sostenitrici della strategia di terrore. Originaria di Lewisham, nel sud di Londra, ha sposato in Siria, dove si era trasferita nel 2012, Abu Bakr, combattente nelle fila dell'ISIS. Dare ha dichiarato di voler essere la prima donna a decapitare un britannico o un occidentale. Dopo le sue dichiarazioni il profilo Twitter  è scomparso, in esso erano postate foto con lei che imbracciava un mitra AK47. La Moschea di Londra ha preso le distanze dalla donna dopo tali dichiarazioni.

 

Il 16 gennaio 2014 due donne sono state fermate all'aeroporto di Heatrhow perché sospettate di terrorismo.

Per spiegare l'amore delle donne per l'assassinio potremmo citare la nota Anna Freud, che parlava agli inizi dello scorso secolo, di identificazione con l'aggressore e quindi un continuo innamoramento della vittima con le persone dello stesso stampo. Se questo meccanismo  è applicabile in larga scala, come nel caso del terrorismo che sta scuotendo il mondo, si dovrebbe pensare che esse sono state in precedenza vittime, diventando le più feroci complici degli assassini, in questo caso jihadisti. Fatto sta che se non ci fossero vittime, non ci sarebbero carnefici, quindi il ruolo di queste donne quanto è importante per avallare la ferocia e appoggiare la sete di conquista? Sono noti casi anche di mafia, in cui le matrone la fanno da padrone agli apici delle Cupole, come Ilenia Bellocco detta Velenia e Angela Ferraro. Le donne, come scrivono studiosi del crimine, vengono formalmente escluse da queste associazioni terroristiche (anche la Mafia stessa può essere considerata una sorta di terrorismo), ma hanno comunque dei ruoli sostanziali, come mantenere contatti, dare messaggi ai detenuti dall'esterno o viceversa, ma anche dare assistenza ai latitanti. "La donna non risulta inserita nella dimensione inter-organizzativa", come scrivono esperti. Il suo ruolo è quindi fondamentale per la copertura. Ma potrebbe questo meccanismo essere adottato anche al Terrorismo? Se capiamo che la mente umana nell'organizzare complotti e male ha sempre gli stessi meccanismi da millenni, forse sì. Esso è applicabile in larga scala e il Terrorismo, quindi senza il totale appoggio delle donne, non potrebbe tanto male. 

Rimanendo nel tema Terrorismo ricordiamo il primo attentato kamikaze commesso da una donna, il 9 aprile 1985, quando la 16enne libanese Sana Khyadal si fece esplodere in un'auto imbottita di tritolo, vicino a un convoglio militare israeliano. Come se dietro il dominio degli uomini sul terrore, ci fosse invece un pensiero di stampo matriarcale che regge le fila e si muove nell'ombra. Per il quotidiano spagnolo Abc,  dal 1985 ad oggi circa il 34% degli attentati sono stati compiuti da donne. E secondo la stampa araba in Iraq circa cinque mila donne abbiano finora ricevuto un addestramento paramilitare per combattere la Jihad, tutte loro appaiono sovente imbracciare gli AK47.

 

 

 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

 

“Non siamo mai stati più fieri di nostro figlio Jim. Ha dato la sua vita, cercando di esporre al mondo le sofferenze del popolo siriano. Imploriamo i rapitori di risparmiare la vita degli ostaggi rimanenti. Come Jim, anche loro sono innocenti. Essi non hanno alcun controllo sulla politica del governo americano in Iraq, in Siria o in qualsiasi parte del mondo. Ringraziamo Jim per tutta la gioia che ci ha dato. Era un figlio straordinario, un fratello, un giornalista e una persona umana. Vi preghiamo di rispettare la nostra privacy nei giorni a venire, nel piangere amare Jim”.

 

È il commento di Diane Foley, madre di James Foley, il reporter ucciso brutalmente dai Jihdaisti dell'Isis e la cui morte ha shockato il mondo. Foley era un uomo di 40 anni, il più grande di 5 fratelli, che raccontava la guerra e voleva mostrare al mondo le sofferenze dei paesi del Medio Oriente. Al 15 luglio, come scrivono sulla sua pagina Facebook “Free James Foley”, erano 600 giorni dal suo rapimento, avvenuto il 22 novembre 2012 in Siria.

 

Gli interrogativi sul video. Per molti che hanno visionato il filmato, questo potrebbe essere falso. Addirittura un articolo su LiveLeak.com, il sito che ha in sé il video integrale dell'uccisione, fa un'accurata analisi del clip: “Un uomo senza emozioni, che non sembra avere paura del fatto che sta per essere sgozzato”, scrivono in soldoni. E ancora: “Un editing del suono che non ha nulla a che vedere con i precedenti video della Siria”. Inoltre sottolineano la poca presenza di sangue che, invece con un taglio alla gola, dovrebbe scorrere copioso, ma soprattutto: “hanno tagliato la scena più terribile? (La decapitazione, ndr)Ricordiamo la parola TERRORISMO! Tagliata forse perché è la parte più ardua da falsificare”. Insomma un inganno voluto dalla stessa CIA, concludono. Al conttrario di ciò che dicono altre fonti che hanno analizzato il video.

 

L'autenticità. Secondo l'Intelligence USA il video è autentico, lo ha dichiarato la portavoce del Consiglio nazionale per la Sicurezza della Casa Bianca, Caitlin Hayden.

 

Mail ISISI giornalisti statunitensi ad essere ancora nelle mani dell'ISIS sono due: Austin Tice, anche lui scomparso in Siria due anni fa, e l'altro reporter rapito, Steven Joel Sotloff, comparso anch'egli nel video insieme a Foley e usato come ricatto al Governo americano: “La vita di questo cittadino americano, Obama, dipende dalle tue prossime decisioni”, ha affermato il boia nel filmato. Le persone occidentali, nelle mani dei jihdaisti sono attualmente 20, come riferisce il The Guardian, tra cui le 2 italiane rapite recentemente, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli.Intanto è di questa mattina la notizia che Papa Francesco ha personalmente telefonato alla famiglia Foley per fare loro le condoglianze. come riferisce su Twitter il gesuita James Martin. A commentare l'agghiacciante video anche Napolitano. Mentre il GlobalPost pubblica una mail inviata dall'ISIS ai familiari di James Foley: " Non ci fermeremo fino a quando la nostra sete del vostro sangue non sarà soddisfatta, voi non risparmiate i nostri deboli, anziani, donne e bambini e noi faremo lo stesso. Voi e i vostri cittadini pagherete il prezzo dei raid. Sarà giustiziato come risultato diretto delle vostre colpe verso di noi. Lui sarà il primo a pagare".

 

 

Ma la storia continua a non convincere molti: “Guarda – mi sottolinea un esperto di questo tipo di visioni e che chiede di rimanere anonimo – io di video di questo stampo, in cui avvengono decapitazioni, ne vedo parecchi. Specialmente dalle parti in cui spesso vado per lavoro, in Africa, ne circolano molti, perché ne fanno assai così. Ma questo è diverso. Anche in molti di essi le persone che stanno per subire una decapitazione non reagiscono (come facevano notare anche sull'articolo di LiveLeaks), né si muovono, né dicono 'ah', quindi questa è la parte che meno mi colpisce. Quello che invece fa pensare è la qualità del video: dal sonoro, alla pulizia dell'immagine, al contesto. E ovviamente non aver mostrato la fase della decapitazione, che è invece la parte più importante e TERROR ORIENTED. Inoltre non ci sono state preghiere durante la decapitazione e anche questo è un MUST”. Motivo? “Dare all'occidente una ragione per bombardare la Siria, usando come scusa l'ISIS e i suoi crimini”. Per le nostre fonti che hanno visionato il filmato, comunque esso è autentico, nel senso che Foley è stato ucciso veramente, ma rimane, per essi, l'interrogativo sull'autenticità dell'origine.

 

Obama. Il Presidente americano, a commento delle atroci immagini che sono pervenute dai jihdaisti : “"Le loro vittime sono in massima parte musulmani e nessuna fede insegna alla gente a massacrare gli innocenti, faremo giustizia”. La stessa Casa Bianca ha confermato che il video è vero.

 

L'accento anglosassone. Come riporta l'Ansa, ex prigionieri di Guantanamo e altri britannici si sarebbero uniti all'Isis, quindi i servizi segreti europei stanno studiando gli accenti di questi uomini per paragonarli a quelli del boia. Inoltre molti britannici avrebbero aderito all'Islam, sposandosi in Siria e combattendo la guerra civile. Come avevamo già detto anche noi, l'accento dell'uomo fa pensare che sia londinese.

 

I russi. A quanto riportato da Russia Today, invece, il Cremlino ha bollato con certezza il video come fake (falso). Il network russo spiega che in una conferenza stampa, il Generale di Stato maggiore Nikolay Makarof, ha elencato una serie di motivazioni: prima fra tutte, notata quindi dalla maggior parte dei 'veterani' sull'argomento, è la censura della decapitazione; in secondo luogo l'eccezionale qualità del video, anch'essa notata dai più; terza motivazione l'editing: il video è montato, diversamente dai soliti video che sono 'tutta una tirata'; ultime due motivazioni, che fino ad ora, tra le fonti da noi sentite, nessuno aveva dato: l'accento secondo il Generale Makarof è del New Jersey e le scarpe indossate dal boia sono in dotazione all'esercito americano. E su queste ultime due ipotesi troviamo una chiara e netta accusa agli USA.

 

Censura. Nel mentre Twitter sceglie di sospendere tutti gli account che riporano il video e le immagini dell'uccisione di Foley, a renderlo noto proprio Dick Costolo, amministratore delegato del social tramite un tweet: "Stiamo sospendendo gli account di chiunque scopriamo condivida quelle immagini". La cosa è già accaduta qualche giorno fa con uno degli account degli hacktivisti di Anonymous.

 

Tirando le somme il video è vero. Dopo aver ascoltato numerose opinioni tra coloro che hanno avuto il coraggio di guardare il doloroso e brutale filmato, siamo arrivati alla definitiva conclusione che esso è veritiero. Sulla integrità delle fonti e sui supposti complotti di Cia e compagnia bella, non è dato indagare oltre, perché anche questi ultimi sembrano essere allusioni senza basi di alcun tipo. Le cose certe, in questo senso sono che chi ha girato questo video ha esperienza in editing e in composizione scenografica. Quasi a voler significare che 'nuove leve' si sono addentrate nelle fila dei jihadisti. Altra cosa certa è che è stato voluto appositamente un boia dal marcato accento londinese, posto come guanto di sfida, cosa questo vuol dire? Una domanda fondamentale dato che in questo filmato nulla sembra essere lasciato al caso. Neanche la scelta dell'esecutore. Che 'secondo fonti investigative si chiamerebbe John, sarebbe originario di Londra e a capo di un trio di sequestratori inglesi soprannominati in Siria «i Beatles», con base a Raqqa', come riporta il Corriere della Sera.

 

Inoltre, dopo giorni arriva un'altra analisi che conferma la veridicità del video "effettuata da vari esperti criminologi forensi ed esperti di grafica video professionaledella questione", come ci sottolinea U.T. che ce l'ha segnalata, la riportiamo direttamente come ci è stata scritta:

"L'esecuzione era reale. Mentre la vittima è "tirata indietro", il killer ha cominciato a segare il collo, ma la sua lama è piccola ... lunga circa 7 centimetri. Sembra essere un coltello SOG sem-seghettata con un manico nero. L'assassino è un inesperto ex DJ britannico. Il coltello usato era troppo piccolo per una rapida decapitazione.

L'unica ragione per cui non si vedono spruzzi arteriosi è perché il killer ha tirato la vittima all'indietro piegandolo a U, quando ha cominciato a tagliare e (questo ha "strozzato" vene e arterie tra collo e petto), motivo del perchè non sono state immediatamente recise, e l'emorragia ritardata.
(Normalmente occorrono 5 secondi, dai 7 agli 8 in quelle condizioni di strozzatura, la dissolvenza in nero comincia a 2sec).

Quando si vede la foto del corpo a terra, (alcuni sostengono questo è un fermo immagine), ma non lo è perché c'è uno spostamento di parallasse tra il corpo in primo piano e le pietre in background.

L'uccisione è certamente avvenuta. Le ragioni del taglio sul video possono essere numerose ... ma si può notare che c'è un coltello diverso a terra proprio vicino alla regione del collo decapitato. Questo coltello si intravede lato-sù. Ha un manico in legno in due parti (come un coltello 'locale' di macelleria dal Medio Oriente - perché il legno è poroso e non è consentito in molte macelleria occidentali per motivi di igiene.). Questo nuovo coltello ha una lama più lunga ed è quasi certamente quello utilizzato per l'esecuzione. Segni sulle caviglie mostrano che il prigioniero era incatenato prima dell'esecuzione. Questo video non è un falso. L'esecuzione è reale. Il coltello utilizzato è stato cambiato. La riprese prima e dopo morte sono state <<montate>> e questo ha creato i falsi miti del fake. Foley è stato ucciso da almeno due jihadisti con due coltelli diversi"

 

Il testo del video

James Foley si rivolge al fratello:
"Mi rivolgo a mio fratello John, che è un membro della United States Air Force: pensare a ciò che si fa, pensare alla vita che si distrugge, compresi quelli della propria famiglia! Ti chiedo, Jhon: pensa a chi ha deciso di bombardare l'Iraq di recente e uccidere queste persone, chiunque essi siano! John pensò che uccidoevano davvero? Hanno pensato a me, a voi o alla nostra famiglia quando hanno deciso questo? Sono morto, John, il giorno in cui i tuoi colleghi hanno deciso di far cadere le loro bombe su queste persone, hanno firmato il certificato di morte. "
 
Poi l'uomo in nero parla inglese rivolgendosi al popolo americano e a Barack Obama, puntando la sua sciabola o verso la telecamera e a volte verso James Foley
"Oggi l'aviazione militare ha attaccato le nostre posizioni in Iraq. Le vostre azioni hanno causato perdite tra i musulmani. Non combattiamo una rivolta: siamo un esercito islamico di uno Stato che è stato accettato da molti musulmani in tutto il mondo. (...) Così Obama, ogni tentativo di negare, il diritto dei musulmani di vivere in sicurezza nel loro Califfato, causerà un bagno di sangue del tuo popolo. " (Si ringrazia V.V. per la traduzione)

Sotto il filmato integrale. La visione è consigliata a persone non sensibili ai contenuti

 

 

 

 
 

 
 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

L'account Twitter dei CyberHacktivisti, il più grande e seguito è stato sospeso.

Durante le ore notturne (per l'Italia) del 19 e 20 agosto @YourAnonNews diviene irrintracciabile sul social network, motivo: "Possiamo fare solo ipotesi - mi ha spiegato in chat uno degli amministratori del profilo -, ma probabilmente perché abbiamo rigirato un tweet che conteneva i dati del Governatore del Missuori, oppure perché abbiamo inviato un tweet noi stessi che conteneva il video del giornalista americano decapitato dall'ISIS".

Il reporter James FoleyLa seconda ipotesi alla lunga sembra quella più veritiera. Visionando il video infatti, si vede il giornalista James Wright Foley accusare Obama di tutto quello che sta succedendo in Iraq: "Ha dovuto recitare un copione, è ovvio - mi spiega un altro degli Anonymous che ha guardato il video -, è chiara propaganda (da parte dell'ISIS, ndr), mi sembra chiaro che non la vogliano". L'accento dell'arabo che commette la decapitazione, come mi sottolinea l'Anonimo (bilingue, ndr), è "britannicissimo, addirittura londinese", il clip, tra l'altro è "editato benissimo, in un HD perfetto. Diversa pasta questo video rispetto alle altre centinaia che di solito manda in giro AlQaeda:mano diversa, stile diverso, sembrano essere dei professionisti della comunicazione".

A dare conferma dell'eventuale provenienza britannica del boia lo stesso Primo Ministro inglese Philip Hammond. Ora il video è in mano ad esperti per essere analizzato, ma intanto danno conferma dell'autenticità della pellicola. Inoltre, per il Ministro britannico, Cameron, il vedere, scaricare e diffondere il video della decapitazione del 40enne, equivarrebbe a un reato contro le leggi anti terrorismo.  Secondo l'FBI, come ha riportato da AP, l'uccisione di Foley non può essere datata con certezza, ma i federali stanno investigando sul caso.

Per quanto riguarda gli hacktivisti, il profilo social è stato poi riattivato qualche ora dopo, ma di tutto il milione e 300mila followers, ne sono comparsi sul profilo poco meno di un milione. La spiegazione che gli hacktivisti si sono data per la perdita di 500MILA followers dopo la riattivazione, è stata che Twitter fosse impazzito.

Avatar Anon News

È il secondo account di Anonymous che Twitter sospende in pochi giorni: il 14 agosto @TheAnonMessage era sparito dal social perché aveva inviato il link con i dati del presunto colpevole dell'omicidio di Michael Brown a Ferguson. La bravata è costata la sospensione dell'account e la brutta figura di aver 'doxato' un innocente, dato che il poliziotto accusato dagli hacktivisti è risultato completamente estraneo ai fatti.

Ma la censura sembra colpire sempre più intensamente. E se per il primo account degli hacktivisti sospeso la motivazione era più che valida, questa volta la censura del video, tra l'altro pubblicato già su un noto sito, arriva come una doccia fredda. La stanza IRC di OpFerguson, che si trova sui server di CyberGuerrilla e nella quale si trovavano anche gli Anonymous di @YourAnonNews e che quindi ha seguito la vicenda, fibrilla e fermenta. "Censori, bastardi", sono i commenti che arrivano dalle decine di hacktivisti che occupano la stanza di IRC.

Cos'è OpFerguson. È una protesta che rinchiude in sé l'attivismo delle strade e l'hacktivismo online, quindi un'azione di Anonymous assai complessa nel suo genere e di rara fattura. Sui canali stessi, oltre ai soliti Anons, sono mischiati  semplici attivisti che dalla strada hanno scelto di avere contatti con coloro che si son posti in prima linea per cercare di trovare il vero assassino di Michael Brown. Sbagliando, ma tentando e sottolineando nel video di lancio dell'operazione, che sarebbero stati vicini ai manifestanti. Così è stato e a modo loro, ovviamente. Nello scenario della Primavera di Ferguson, gli Anonymous sono diventati protagonisti.

 

 Sotto il video shock. Consigliata la visione a un pubblico non sensibile ai contenuti

 

Sotto il Tweet degli hacktivisti che poi è stato cancellato

 

Your Anon News

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.