"Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna". Un detto popolare, per cui ricordiamo anche "Vox populi, vox Dei", dove in questo caso poniamo l'aggettivo "grande" come "esteso" e non come qualcosa che fa onore.

La domanda è più che lecita dato che negli ultimi giorni, dopo l'atrocità della decapitazione di Foley, i nomi di ben due donne sono emersi: Aafia Siddiqui, meglio conosciuta come Lady al Qaeda e Khadijah Dare, che ha inneggiato all'uccisione del reporter, oltre ad aver dichiarato di voler essere la prima donna a decapitare un occidentale. Entrambe sposate con militanti dell'Isis. Su questo ruolo di appoggio totale del terrorismo da parte delle donne è giusto soffermarsi e domandarsi come, proprio coloro che son madri e danno la vita possano poi essere tra le più valide collaboratrici e sostenitrici della strategia del terrore.

 

il rapper Abdel-Majed Abdel Bary Ripercorriamo i fatti: Il suo nome potrebbe essere Jhon e potrebbe essere un ex capo dell'M16. A indagare sul killer Scotland Yard, l'M15 e l'M16. Il cerchio dunque si stringe intorno al boia che ha decapitato il reporter americano James Foley. A scriverlo è il Dailly Telegraph nell'edizione online. Nella lista di nomi che i servizi segreti britannici stanno vagliando per arrivare alla cattura del killer, ci sarebbe un ex medico di Londra, il 28enne Shajul Islam precedentemente arrestato per essere stato sospettato del rapimento di un giornalista britannico. Ma anche il fratello stesso del medico sembrerebbe essere nella lista dei sospettati, così come un uomo di circa 23 anni, il rapper Abdel-Majed Abdel Bary, come rende noto il The Sun, che sarebbe fuggito in Siria per entrare nelle fila dei jihadisti e che tempo fa aveva twittato una sua foto nella quale teneva in mano una testa decapitata.Non a caso, a questo punto, il gruppo dei terroristi in questione si farebbe chiamare The Beatles. Lui il principale sospettato di essere l'esecutore della decapitazione di Foley, comparso nel video.

Nella blacklist dei servizi segreti anche Abu Abdullah al-Britani, 20 anni di Portsmouth, tra i gestori dei social network dello Stato Islamico; e Abu Hussain al-Britani, 20 anni, il cui vero nome è Junaid Hussian, esperto di informatica di Birmingham, come riporta il Daily Mail.

 

Lady AlQaedaInoltre, come riportato dal New York Times, nella tragedia legata a Foley spunterebbe il nome di Lady Al Qaeda, ovvero Aafia Siddiqui, la donna che sta scontando 86 anni di carcere in Texas e che l'ISIS voleva in cambio della vita di Foley. La 42enne è legata all'attentato delle Torri Gemelle per le relazioni con Khalid Sheikh Muhammad, uomo dell'attentato dell'11 settembre arrestato nel 2002 e dal quale si è separata dopo l'arresto, rientrando in Pakistan con i suoi tre figli. In seconde nozze la donna ha sposato Ammar al-Baluchi, nipote della mente delle stragi dell'11 settembre.

Dal 2004 la donna è inserita nelle liste dell'FBI dei collaboratori più pericolosi di Al Qaeda. Ma la sua storia è assai complicata e misteriosa. Dal 2003, dopo la cattura avvenuta in Afghanistan da parte delle truppe USA, la donna è stata detenuta nel carcere di Bagram, sempre in Afghanistan, dove, come dichiarato dagli ex detenuti, era l'unica donna e il cui nome era quello di 'Prigioniero 650'. Il suo nome, che compare nella lista di richieste che l'Isis ha fatto agli USA, per scarcerare alcuni appartenenti alla jihad, è sinonimo, secondo un esperto di terrorismo ascoltato dal New York Times, che c'è una stretta rete terroristica tra il gruppo ISIS che agisce tra Iraq e Siria e un contingente di Talebani.

Khadijah Dare e suo marito Abu BakrMa un'altra donna, seppur in maniera diversa, si fa strada nello scenario terroristico jihadista: la 22enne Khadijah Dare, che su Twitter ha osannato la decapitazione di Foley. La donna, un'inglese convertita all'Islam, è una delle più feroci sostenitrici della strategia di terrore. Originaria di Lewisham, nel sud di Londra, ha sposato in Siria, dove si era trasferita nel 2012, Abu Bakr, combattente nelle fila dell'ISIS. Dare ha dichiarato di voler essere la prima donna a decapitare un britannico o un occidentale. Dopo le sue dichiarazioni il profilo Twitter  è scomparso, in esso erano postate foto con lei che imbracciava un mitra AK47. La Moschea di Londra ha preso le distanze dalla donna dopo tali dichiarazioni.

 

Il 16 gennaio 2014 due donne sono state fermate all'aeroporto di Heatrhow perché sospettate di terrorismo.

Per spiegare l'amore delle donne per l'assassinio potremmo citare la nota Anna Freud, che parlava agli inizi dello scorso secolo, di identificazione con l'aggressore e quindi un continuo innamoramento della vittima con le persone dello stesso stampo. Se questo meccanismo  è applicabile in larga scala, come nel caso del terrorismo che sta scuotendo il mondo, si dovrebbe pensare che esse sono state in precedenza vittime, diventando le più feroci complici degli assassini, in questo caso jihadisti. Fatto sta che se non ci fossero vittime, non ci sarebbero carnefici, quindi il ruolo di queste donne quanto è importante per avallare la ferocia e appoggiare la sete di conquista? Sono noti casi anche di mafia, in cui le matrone la fanno da padrone agli apici delle Cupole, come Ilenia Bellocco detta Velenia e Angela Ferraro. Le donne, come scrivono studiosi del crimine, vengono formalmente escluse da queste associazioni terroristiche (anche la Mafia stessa può essere considerata una sorta di terrorismo), ma hanno comunque dei ruoli sostanziali, come mantenere contatti, dare messaggi ai detenuti dall'esterno o viceversa, ma anche dare assistenza ai latitanti. "La donna non risulta inserita nella dimensione inter-organizzativa", come scrivono esperti. Il suo ruolo è quindi fondamentale per la copertura. Ma potrebbe questo meccanismo essere adottato anche al Terrorismo? Se capiamo che la mente umana nell'organizzare complotti e male ha sempre gli stessi meccanismi da millenni, forse sì. Esso è applicabile in larga scala e il Terrorismo, quindi senza il totale appoggio delle donne, non potrebbe tanto male. 

Rimanendo nel tema Terrorismo ricordiamo il primo attentato kamikaze commesso da una donna, il 9 aprile 1985, quando la 16enne libanese Sana Khyadal si fece esplodere in un'auto imbottita di tritolo, vicino a un convoglio militare israeliano. Come se dietro il dominio degli uomini sul terrore, ci fosse invece un pensiero di stampo matriarcale che regge le fila e si muove nell'ombra. Per il quotidiano spagnolo Abc,  dal 1985 ad oggi circa il 34% degli attentati sono stati compiuti da donne. E secondo la stampa araba in Iraq circa cinque mila donne abbiano finora ricevuto un addestramento paramilitare per combattere la Jihad, tutte loro appaiono sovente imbracciare gli AK47.

 

 

 

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Donna gonnaPur di spiare sotto la gonna delle donne si era inventato uno stratagemma assurdo: applicava una telecamera nella borsa delle signore di passaggio. Così un 33enne romano è stato contestato per il reato di molestie sessuali e denunciato.

Jeremy MeeksE che la rete è espressione di quello che possiamo chiamare 'inconscio solciale', lo sperimentiamo ogni giorno. Visibilmente. Quelle che vengono chiamate 'vox populi', si riversano in essa.

appUna sfida con se stesse e con tutto il mondo. Una maratona di nove ore per creare una webApp o un'App nativa e dimostrare che la donna e la programmazione sono fatte l'una per l'altra. Questo è il Pink Hackathon, l'evento dedicato alle studentesse e alle giovani professioniste e al loro rapporto con il codice. L'appuntamento è per il 23 aprile in occasione della manifestazione La Nuvola Rosa di Microsoft.