C’era una volta una ragazza dai capelli color del fuoco. C’era una volta una ragazza col cuore rosso come l’anarchia estrema. Ella danzava nelle nubi e si immergeva nei liberi sogni. Cercava la pace con la sua guerra agli oppressori; cercava amore nei luoghi di tempesta; cercava la giustizia dove v’era ingiustizia. Il mondo la rigettava perché diversa e inflessibile: era una Punk dai capelli di fuoco. La vita sua è stata un soffio di ribellione che ha colorato d’azzurro il sentiero di molti, dando impeto a chi di lotta viveva.

Ella era la guerriera che la morte ha spezzato in una notte d'autunno, sola, senza parole di conforto perché tradita da chi pensava l'amasse. Sola, come aveva sempre lottato, guardando il cielo tino di stelle, in cerca dell'ultimo anelito per gridare 'libertà' di una vita arsa come fiamma ardente e consumata in una vampa fulminea. 

Era la ragazza dai capelli di fuoco, amica di coloro che lottano contro i governi ingiusti del mondo, in un mondo fatto di codici binari, dei della ribellione, idoli di un millennio torturato. Fantasmi senza volto né nome, che circolano nei meandri segreti di Internet in cerca della falla perfetta. 

La ricorderanno, oltre la morte.

 

Hackers, hacktivists, cyberactivists, trolls: Anonymous. They never give up having opinions and making an outcry over huge events happening in the world.  From Isis through to Trump and Hillary Clinton's US election battle and now Brexit.

 

Some within Anonymous saw Brexit as the start of a revolution.  The YourAnonNews (YAN) twitter account, which claims to be affiliated with Anonymous had this to say: 

#VoteLeave is a message to the neoliberals, we're fed up with trade agreements that put wealth over people.”

 

Those who follow and study the Anonymous phenomenon know that revolution is a major part of the Anonymous idea.  Those partial to that idea felt that remaining in the EU meant being a slave to the system:

 

“Two weeks ago, the most powerful people in the world (world leaders, CEOs, etc.) came together to talk about a strategy to prevent brexit from happening, this is because of the new legal system Europe is trying to create in cooperation with transatlantic, trans pacific countries and the United States.” 

So the activists wrote in a letter shared on their 1,62 million followers account 

 

 

Those that follow Wikileaks, which has released documents about the proposed deals, know what this alliance could mean to activists.  These agreements between the EU and USA that apparently promote the economy grow through endless negotiation on "market access, specific regulation and broader rules and principles and modes of co-operation."  These things are often not wanted by cyberactivists, whom want a freer more people focussed world that isn't just pandering to big business.

 

The Brexit debate was often focussed on immigration and YAN had this to say: 

“While it is a terrible shame Brexit happened out of fear for refugees, other countries now have an example leaving EU and taking back sovereignty and democracy is possible.”

 

Whilst Anonymous claims not to be a political animal, YAN wasn't the only group talking about it.  A few days before the historical referendum happened, a debate on RadioAnonOps took place.  They talked about the pros and cons of the UK being in the EU, with someone from AnonUK radio on the remain side.  More sign if we needed it that the whole Anonymous galaxy is interested in things, even political, that can have huge impacts on the world, as activism requires.  Showing that Anonymous is heterogeneous in nature, an idea brought about by a disparate group of individuals.

 

Brexit will change the political structure of Europe but not only that.  Many young people feel that their future has been stolen by an older generation that mostly voted leave.  Perhaps their voices now will grow a new conscience on the ancient continent.  There's been a massive campaign on social networks under the hashtag #NotInMyName since they want to be part of a wider union and now feel isolated and somewhat fearful.  The thoughts of the young are often a big part of Anonymous and this has them standing opposed by the older generation. 

Whatever the future holds then seems there will still be fights that Anonymous will enter into, even if for some the enemy is the supposedly wiser elders.

 

L’operazione Ice Isis, che vuol dire congelare lo Stato Islamico, con l’instancabile lavoro di più di 140 Anonymous, è riuscita a far sospendere più di 9000 account in poche settimane. E soprattutto è riuscita a portare alla luce alcuni dei nomi di hacker jihadisti. Nessun italiano, però.

 

A smentire la notizia che ci sia un italiano tra le prime file della propaganda terroristica dell’Is, sono proprio fonti interne ad Anonymous, le stesse che avevano parlato con chi ha scritto la notizia. Sul  grande server Anonops, in cui l’operazione di ghiacciare perennemente l’Isis va avanti, una fonte, che dice di aver parlato col giornalista, del quale omettiamo l’identità, smentisce di aver mai affermato che dietro il profilo Twitter @IsisTechnical ci sia il capo della propaganda Isis, ma un semplice attivista, un simpatizzante proveniente da altri stati dell'Africa, neanche dall'Italia.

 

“Mi dispiace – si scusa l’Anonymous in un’intervista privata e spiega cosa è successo -, mi dispiace veramente, so che le parole hanno un peso e io non  ho mai detto che l’uomo che si trova dietro quel profilo Twitter sia il capo della propaganda jihadista.  Nella conversazione ha provato a farmi dire che era un hacker importante, ma io non ho mai confermato una cosa simile”, così l’hacktivista smentisce la notizia e “noi stiamo lavorando su quel profilo, in cui sembrava esserci veramente un italiano, stiamo facendo ricerche approfondite, ma quando mi è stato chiesto se fosse una persona importante per l’Isis, ho chiaramente risposto di no!”. E ancora un altro hacktivista: “Sappiamo che le notizie possono far male alle persone, siamo quindi molto cauti ad esporre i nomi delle persone e dare informazioni”. Sono infatti noti, a blogger e giornalisti e scrittori che bazzicano nei canali IRC per le interviste, gli scrupoli che usano farsi gli Anonymous prima di pubblicare un nome, accusare un’innocente.

 

Che intervistare gli Anonymous e trarre conclusioni dalla grande confusione che si crea in un’operazione del genere, sia una cosa difficile, è nota ai pochi giornalisti, blogger, scrittori, che si azzardano ad avere con essi contatti più duraturi nel tempo perché amanti di quella informazione. D’altra parte, appurare le fonti in un mondo di fantasmi è dieci volte più difficile. “Addirittura un altro grande quotidiano internazionale (di cui omettiamo il nome) – incalza l’hacktivista – ha detto che abbiamo attaccato e hackerato 1000 siti, ma anche questo è falso”. Infatti i siti ‘bucati’, (come ci hanno riferito ieri), sono pochi, data l’alta preparazione dei web master dell’Isis e il quindi il duro lavoro che c’è da fare sopra.  La fonte sentita da noi di Cronaca Libera è comunque attendibile per verifiche fatte nel corso dei precedenti scritti. 

 

Sotto i Tweet del primo hacktivista che ha segnalato agli altri il profilo poi messo sotto 'sorveglianza speciale' dal resto degli Anon

 

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Nata lo stesso giorno di OpCharlieHebdo, OpIceIsis è la seconda parte dell’operazione di Anonymous contro lo Stato Islamico; nata come OpIsis qualche mese fa, non aveva riscontrato grande successo. Ma dopo Charlie Hebdo, la scena cambia e il modus operandi della Legione, contro lo schieramento cibernetico dell'Isis, comincia a prendere piede e a catalizzare l'attenzione di media e di nuovi adepti.

Il canale di AnonOps, quieto durante l’operazione Charlie, ha ripreso la sua instancabile attività contro i siti jhiadisti dopo la notizia del pilota giordano arso vivo. I nemici giurati di Anonymous sono le crew di hacker della FallagaTeam e del Cyber Califfato, che anche questa volta, infiltrati all’interno dei canali in cui vengono organizzate le azionii, hanno dato problemi agli hacktivisti. Ed è proprio con queste grandi operazioni che l’hacktivismo si caratterizza come fondamentale nell’era della rivoluzione informatica, costituendosi come essenziale barriera al malem che pervade e galoppa imperterrito nella rete, e divenendo voce dell’indignazione del mondo intero. Non più, quindi cyber terroristi, gli Anonymous diventano CyberAngels.

 

 

 

“Ho nuovi target”, dice un Anonymous entrando nel canale e “Datemi qualche sito da attaccare”, parla un altro hacktivista. La differenza con la prima ondata di attacchi informatici ai siti dello Stato Islamico, è la maggiore organizzazione degli hacktivisti, i quali, essendo sparsi in ogni dove nel web, hanno dato vita a questa immensa campagna cibernetica attraverso vari gruppi, come quello dei Red Cult. Non solo quindi le reti nascoste del grande server di AnonOps hanno sferrato l’attacco, ma il web tutto, che gli Anon definiscono ‘la nostra casa’, ha levato gli scudi contro la barbarie degli estremisti islamici. La battaglia cibernetica, in cui questa volta a differenza di altre, gli Anon sono dipinti come gli angeli di luce e gli hacker dell’Isis sono la parte delle tenebre, ha visto nuovamente scontri interni tra le due fazioni, in cui alcuni degli hactivisti di Anonymous hanno subìto minacce di morte sui social network. E questa lotta nel cyber spazio, tra Angeli e Demoni, è destinata a protrasri nel tempo.

 

Tuttavia se gli ammonimenti e i gli atroci omicidi del terrorismo islamico e le loro alienate coscienze, stanno diffondendo morte e orrore nel mondo, riportando questa atrocità al meno funesto web troviamo una guerra, meno abominevole, ma che delinea lo spessore dell'idea Anonymous, che nel web ha le sue radici. E che si pone come l'unica che può issare barricate contro l’incessante propaganda mediatica dell’Isis. “Non so se tutto ciò fermerà questo schifo – spiega uno degli hacktivisti più coinvolti -, ma loro ora sanno che ci siamo e possiamo rispondere con una battaglia mediatica. Noi siamo presenti e combatteremo sempre per la libertà. Il terrorismo non ha posto nel nostro mondo”. 

 

Ma come agiscono gli Anonymous anti Isis? “Cerchiamo siti pro Isis, prendiamo gli Url, li mettiamo su un pad e poi lavoriamo per trovare vulnerabilità, li infiltriamo e preleviamo tutto il database”. Un lavoro di squadra instancabile, che richiede ore e ore tutto il giorno. Il canale principale dell’azione nelle reti IRC, #OpIceIsis, continua ad avere un sempre maggior flusso di utenti. “Inoltre cerchiamo tutti gli account Twitter – continua il Condottiero – li riportiamo ai media e mostriamo chi sono. E se possiamo prendere i database dei siti, defacciare (cambiare la homepage del sito con un’immagine) e attaccare con DDoS, lo facciamo. Noi veniamo da ogni parte del mondo, occidente, oriente, Asia. Noi siamo gli Anonymous, noi siamo uno, noi siamo un’idea”, tuona e termina fiera la fonte interna di AnonOps. Fino ad ora gli account jihadisti sospesi sono circa 900, mentre i siti attaccati sono 16, “I siti che abbiamo scelto di attaccare, sono i maggiori di Al-Qaeda e Isis – spiega uno degli hacktivisti interni alla Op -, siamo concentrati su target di alto livello. Hanno ottimi hacker e ottimi sysadmin (amministratori di sistema). Ma comunque siamo a lavoro. Ora hanno molti, ma molti meno account twitter, quindi sono più deboli e stanno diventando nervosi. Inoltre stiamo tracciando tutti i loro sysadmin e li stiamo esponendo, questo non è difficile, perché non sono un gran numero”. 

 

 

Inoltre, in un press inviato alle maggiori testate (si può leggere qui) giornalistiche mondiali e che a noi hanno passato la sera di domenica in chat privata, parlano di uno dei maggiori hacker dell'Isis che avrebbero smasherato: "è tunisino e ha creato un team: “The Fallaga DZ Team”. Lavorano incessantemente per creare caos e danneggiare siti innocenti", scrivono gli Anons. In base alle loro informazioni l'uomo si chiama Majdi Mgaidia e risiede a Manouba, in Tunisia. Avrebbe studiato alla Bordeaux Management School, oggi Kedge Business School, con sede a Talence, sobborgo di Bordeaux in Francia. Un uomo, che gli Anonymous definiscono "ipocrita, perché minacciava gli altri. L'Isis non è l'Islam, ma solo vecchi terroristi". E sui dubbi che questa operazione possa essere coordinata dai servizi segreti, gli Anonymous smentiscono, ma sono certi che "sicuramente leggono i loro leak e sicuramente sono alla sua ricerca". C'è infatti da sottolineare che, se durante l'operazione Charlie, la schiera di attivisti aveva membri incontrollati e incontrollabili, i quali inneggiavano al razzismo contro l'intero Islam, questa volta il problema è stato arginato, anche perché: "Il razzismo è proprio il contrario dell'dea Anon - spiega uno degli hacktivisti di vecchia data -, quindi chiunque parla di esso viene immediatamente allontanato dai canali"

 

L’escalation degli attacchi cibernetici è divenuta sempre più calda quando è stato scoperto il messaggio dei ‘Lupi Solitari’ di Roma. Ormai è noto che il la rete viene usata dagli aderenti all’Isis per la propaganda, tanto che i video editati divengono sempre più spettacolari, rasentando una sorta di parodia grottesca e orribile di film horror americani, in cui però l’orrore e la morte e il dolore sono reali dall’altra parte della videocamera. Chi, quindi, può combattere una così forte campagna mediatica, la quale sembra avere sempre più successo dato il numero crescente di aderenti, se non chi conosce perfettamente le tecniche di ‘reclutamento’ mediatico come gli Anonymous? Come detto altre volte sono loro i leader della contro informazione, capaci di reclutare una Legione in pochi anni e di appassionare giovani e no, di tutto il mondo alle loro bravate e all’idea che portano all’intero pianeta. Questa volta, però, gli hacktivisti si trovano di fronte un nemico di diversa portata, non un Governo contro il quale protestare, non una grande industria, ma un virus che terrorizza il mondo con armi vere, un filo marcio e infetto che lega migliaia di persone e che combatte con armi vere e che ad ogni secondo può colpire uccidendo innocenti: il terrorismo islamico. Ed è stato proprio uno degli hacktivisti che con una storia un po’ bizzarra, ha trovato gli account Twitter dei Lupi Solitari, con i quali ha discusso poi e che ha segnalato in alcuni suoi tweet e da cui è nata la grande diffusione di notizie a riguardo. Sospesi poco dopo i due account menzionati dall’hacktivista.

 

In quest'alba della nuova era informatica, Anonymous scrive le pagine di storia: "L' Isis dipende social media per ottenere la parolaracconta in un'intervista privata, uno degli esponenti della Legione mediatica, sui canali di AnonOps - ,  li stiamo rimuovendo dalle loro posizioni di potere, costringendoli a trasferirsi in nuovi account,  tanto più li facciamo spostare, il più esposti diventano e  più energia spendono per mantenere il loro slancio. Questo rende la loro vita più difficile"

E qual è il pensiero di Anonymous, la loro opinione, sul fatto che questa volta il mondo li stia acclamando e sull'Isis stesso? "Ciò che amiamo, come Anonymous, è chi nel mondo insorge a difendere la libertàcontinua l'Anon -. Da una mia stima come Anonymous, tutti i governi, i gruppi politici e i centri di potere, lavorano per togliere la libertà per qualisasi stupido motivo, soprattutto per paura.  Ma Anonymous insorge a difesa della libertà, e abbiamo la possibilità di mettere in scena una forza tale che spinga via tutti i nemici della libertà. Per questa ragione abbiamo la gente dalla nostra parte: perché ogni essere umano su questa terra anela ad essere libero.  E tanto più quelli che si oppongono alla libertà ci combattono, più potenti diventiamo. Questi avversari finalmente ci daranno la forza di ridurli,  Un uomo non regolamentato distrugge sempre se stesso. Coloro che leggeranno quest'intervista si chiederànno quanto male potranno ottenere, bene, la risposta la troveranno da loro. Ma la domandaincalza l'hacktivista nel suo discorso tipicamente Anonymous, fiero e combattente- è: quando vi solleverete per combattere per la vostra libertà? Perché nel frattempo ci siamo noi, Anonymous, che combattiamo per voi. Siamo in tanti, loro sono pochi, i loro poteri sono degradati ogni giorno, e questo è ciò che li spaventa, perché sanno di essere dalla parte dei perdenti della storia. Sono condannati all'oscurità. Il loro potere è soprattutto mentale e chiunque può decidere di rifiutare il loro modo di vedere il mondo, si tratta semplicemente di una scelta. Cercano di far credere che hanno il controllo, ma non è vero. Con la giusto coinvolgimento delle menti, si vedrà la veritàva avanti l'Anon, con lo spirito di chi ha la sicurezza del successo ottenuto e la grande capacità di usare internet come strumento di propaganda -, così cadranno subito.  Abbiamo visto queste cose già nel corso della storia e le regole non sono cambiate: quando chi è al potere porta via troppa libertà, viene gettato via. E' chiaro che i poteri lavorano contro la libertà anziché cercare di fare in modo che la libertà sia maggione, ma sono stupidi" E per quanto riguarda l'uso di internet che fa l'Isis? "Beh, l'ironia è troppo forte per non essere notata: cercano di vivere nel XII secolo, ma usano tecnologie del XXI per raggiungerlo. Non sono altro che ipocriti, come (i terroristi) del secolo scorso. E sempre più persone li vedono per quello che sono. Noi faremo il nostro lavoro, i soldati faranno il loro, e l'Isis sarà distrutto. Completamente".

 

 

E' arrivata l'era di un cambiamento cruciale del cyberhacktivismo, quella in cui coloro che erano considerati i peggiori nemici delle polizie mondiali, sono ora fonti, se non ufficialmente, ufficiosamente. E' l'alba che probabilmente molti seguaci esterni alla immensa Legione, aspettavano, quella in cui gli eroi del web diventano tali, schierati dalla parte del bene, nella loro sempre e costante idea di giustizia.

 

Sotto il nuovo video dell'Operazione OpIceIsis: "Avete usato internet per la vostra propaganda, ma Internet è Free Speech, non per la vostra propaganda. Tic Toc, questo è l'inizio della fine, siamo una Legione. Aspettateci"

 

 Il video italiano di OpIceIsis

 

 

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45 Capi di Stato e Governo riuniti a Parigi per aprire la marcia contro il terrorismo, per la libertà di espressione. E Parigi è diventata storia, sotto gli occhi piangenti, ancora sconvolti del mondo dopo l’attentato al Charlie Hebdo, in cui 12 persone hanno perso la vita dopo aver pubblicato una vignetta satirica. E in questo scenario in cui la morte ha fatto da padrona, la presenza di Anonymous è stata massiccia.

 

Leader nella contro informazione, da sempre in prima linea sventolando la bandiera della Free Speech, Anonymous ha dato vita a un’azione che rimarrà storia della Legione. Sul canale principale del server AnonOps, della rete IRC (Internet Relay Chat) uno degli hacktivisti francesi ha dato la notizia dell’attentato, dieci minuti dopo il canale dell’operazione era stato registrato, nasce così #OpCherlieHebdo sotto i nostri occhi. Un’azione che ha visto convogliare in sé utenti anonimi da tutto il mondo e semplici utenti con tanta voglia di partecipare. Ad essa si sono uniti i membri di crew mondiali. Il canale, al secondo giorno dalla nascita ha contato picchi di 600 utenti, mai vista un’azione tanto massiccia a livello di adesione: confermando nel cyberspazio che il mondo intero si è schierato contro l’Isis e i jhiadisti tutti. “Mai vista una cosa del genere, questo significa il mondo contro gli estremisti, contro il terrore”, afferma infatti uno degli anonimi. E ancora: “Il Portogallo è presente” , scrive un utente appena entrato nella stanza Irc; “Voglio aiutare, sono con voi”, afferma un alttro anonimo; “Non so hackerare, ditemi che posso fare”, incalza un altro. Una ‘room’, quella di #OpCherlieHedbo, che è un via vai continuo di nicknamei, entrate e uscite che non si fermano mai, per rimanere su un numero stabile di 400 anonimi in media in un solo canale, quello principale.

Nel dettaglio gli activisti hanno cominciato attaccando qualsiasi tipo di sito islamico. Ma essendo un’operazione con centinaia di utenti da gestire, i target sono cambiati subito dopo: “Non attaccate con DDoS i siti, perché dobbiamo prelevare le informazioni e darle alle autorità con le quali collaboriamo”, scrivevano sul canale coloro che capitanavano la Op. E per la prima volta nella storia della Legione, gli hacktivisti, da sempre nemici acerrimi delle Forze dell’Ordine, hanno collaborato con esse per riuscire a dare maggiori informazioni possibili e creare una lista di sospetti terroristi. “Il nostro obiettivo ora – spiega uno degli Anonimi leader dell’operazione – è quello di trovare il più possibile siti aderenti alla jhiad, scansionarli e prelevare i database, solo così riusciremo a mettere in difficoltà la rete terroristica che si muove su internet”.  E mentre molti agivano cercando di prelevare informazioni da siti web come ‘joinalquaeda’, altri si sono dedicati a riportare pagine facebook e account Twitter filo jhiadisti, così al quarto giorno dalla nascita di OpCherlieHebdo  202 account Twitter, 3 siti, 8  profili Facebook, 2 account di Youtube,  24  Video di Youtube sono stati cancellati.

Tuttavia, l’azione massiccia per la portata degli aderenti, come dicevamo, diverrà storia per Anonymous perché conferma gli hacktivisti come portatori della libertà di informazione e come aderenti sempre più stretti all’indignazione del mondo. “Su internet, la nostra casa, gli oppressori non hanno spazio - ha incalzato in un' intervista uno degli Anonymous -. Loro hanno attaccato un giornale, internet non appartiene a loro”, immediata la domanda “a chi appartiene internet?”, “A noi”, mi ha risposto. E ancora: "Quello che è successo in Francia - dice l'Anonimo che chiamerò il Condottiero - è terribile e non possiamo sopportarlo più. Tutti devono combattere contro lo Stato Islamico e il Terrorismo. Tra l'altro Youtube dovrebbe filtrare di più, perché la propaganda è molto forte anche lì".

 

Il coinvolgimento enfatico di molti Anonimi nell'Operazione, rischia di sfociare in una condanna totale della realtà musulmana, tanto che gli islamisti sono diventati il male assoluto: “Loro sono l’inferno – ha dichiarato uno degli hacktivisti più coinvolti nell’azione -, non tutti, ma la maggior parte sono terroristi”. Nonostante chiunque inneggi al razzismo venga espulso dal canale, la portata di OpCherlieHebdo è talmente vasta che gli amministratori hanno molte difficoltà a tener fronte ai centinaia di utenti e all'infervoramento razziale.

 

Gli attacchi DDoS ai server di AnonOps

OpCharlieHebdo ha messo a dura prova anche la net Irc principale di Anonymous: l’azione è stata una sorta di test per tutta AnonOps, dati i continui attacchi DDoS subìti dalle crew hacktiviste di CyberIsis, Fallaga Team, Apoca-Dz. L’alta difesa e il lavoro costante degli amministratori hanno dato prova della inattaccabilità dei server, ora è certo che questi sono inespugnabili. Anonops è una fortezza, possiamo affermare..

 

 

Il sito fake

Durante le ricerche dei siti jhiadisti, gli Anonymous si sono imbattuti nel sito opcharliehebdo.com. Esso è divenuto subito un mistero. Comperato lo stesso giorno dell’attentato, il 7 gennaio, esso è risultato esse un falso dell’operazione e il countdown inserito sopra, terminato il tempo del coto alla rovescia, non ha avuto senso, se non quello che lo stesso giorno del suo termine c’è stata la grande manifestazione a Parigi. Tuttavia controllando bene i dati del whois, gli hacktivisti sono riusciti a sapere che il dominio è stato acquistato in Arizona il giorno stesso dell'attentato, il 7 gennaio. L'ora, per quanto le ricerche siano state assidue, rimane sconosciuta.

 

I video

I video per la op si possono dire due differenti: il primo editato dal Network Anonymous Video, il secondo dagli Anonymous del canale OpCharlieHebdo. Il primo è il cordoglio di un amico: l’Anonymous che lo ha editato e che ha chiesto di osservare la privacy, era un amico dei giornalisti del Charlie Hedbo, così il filmato è un’opera d’arte in onore di chi è morto e in onore alla libertà d’espressione. Il secondo filmato è la motivazione dell’azione, il classico video in  Anonymous annuncia la Op.

 

 

Il Video Di Anonymous Video Network

Anonymous « Je suis Charlie » from @AnonymousVideo on Vimeo.

 

La controparte

La CyberIsis, la Fallaga Team e altre crew hacker hanno risposto al massiccio attacco degli Anonymous defacciando siti del governo francese. Essi sono gli tessi team di hacktivisti che hanno cercato di buttare a terra i server di AnonOps a colpi di DdoS. Ma anche stessi membri scissi di diversi team di AnonGhost si sono schierato con le crew musulmane, attaccando siti francesi, dando vita a #OpFrance. Se un tempo si sono schierati con la Legione, durante l’ OpIsrael, ora AnonGhost (li avevo intervistati qui) ne è divenuto, con la Fallaga Team, antagonista.

 

L’operazione tuttavia non sembra volersi arrestare, ancora ieri notte il canale IRC #OpCharlieHebdo contava 460 utenti, segno che la lotta per la libertà di espressione sul web è cominciata: “Non possono fermare la libertà”, scrive in una chat privata uno degli Anon. Così sarà sulla rete, se su essa esisterà sempre un realtà di tale portata com l’idea Anonymous, ovvero la Free Speech stessa. 

 

 

Uno dei deface ai siti

 deface

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Rapporto Clusit 2014 sulla Sicurezza ICT in Italia, giunto alla sua sesta edizione, mette in luce gli attacchi informatici dal 2011 al 2014. Lo scenario in cui essi si svolgono ha due facciate: il Cybercrime e l'Hacktivism. In quest'ultimo contesto immancabile è la presenza di Anonymous.

 

Facciamo prima la differenza tra le due categorie di attaccanti mediatici: la prima, il Cybercrime, è come dice il nome, accusabile di crimini, in cui è possibile anche comprendere il terrorismo. Questi crimini, che non si fermano alla violazione di privacy, sono estendibili al furto di dati personali – con il quale è possibile risalire a password degli utenti e penetrare nei profili social-, fino al furto di denaro che avviene attraverso l'acquisizione di numeri di carte di credito, pagine pishing, etc. Quando parliamo di Hacktivism la questione cambia. Gli attacchi ci sono. Il fuorillege anche, ma la motivazione e il danno sono differenti. I motivi sono proteste, i danni vanno dalla violazione di privacy di un singolo individuo, come fu nel caso dell'attacco alla Marina Militare Italiana da parte di Anonymous Italy, fino all'attacco DdoS, quando un sito viene messo offline.

 

“Questo studio si riferisce alla classificazione ed all’analisi di un campione di oltre 3.200 incidenti noti avvenuti nel mondo ed in Italia negli ultimi 42 mesi (dal primo gennaio 2011 al 30 giugno 2014)”, scrivono i tecnici della Clusit. Inoltre l'associazione per la Sicurezza Informatica si è avvalsa dei dati fornitele da Fastweb, che riportano gli attacchi informatici della sfera italiana. “Dei 3.240 attacchi gravi di pubblico dominio che costituiscono il nostro campione, nel primo semestre 2014 ne abbiamo raccolti, classificati e analizzati 437 (il 13,5% del totale); di questi solo 7 si riferiscono a bersagli italiani (un mero 1,6% degli attacchi analizzati per il primo semestre 2014, numero che sicuramente non è rappresentativo della realtà dei fatti)”, riportano ancora sul documento.

 

Partendo dal 2011 il numero degli attacchi sembra essere aumentato del 245% nel 2013, ovvero da 46 attacchi mensili, si è passati a 96; “un picco di 123 attacchi registrati nel mese di gennaio. Nel primo semestre 2014 il picco si è avuto sempre a gennaio, con 85 attacchi gravi”. Aumentato è anche la pesantezza degli attacchi, ovvero la loro gravità e i danni che riportano, specie per quanto riguarda il modo: il Distribuited Denial of Device, il famoso DdoS. Il volume del traffico di questi attacchi – ovvero le richieste inviate al secondo al sito per metterlo offline – è aumentato a dismisura: rispetto al 2012, del 41,6%, con picchi di oltre 300 Gbps 26 , mentre nei primi due sei mesi del 2014 sono già stati osservati alcuni attacchi superiori ai 400 Gbps.

 

A crescere anche attacchi che vanno a colpire un vasto pubblico, tra privati e aziende. Uno degli esempi di questi attacchi di Cybercrime è proprio la JPMorgan, alla quale un gruppo hacker è riuscito a sottrarre 83Mila dati di utenti ed è stato considerato l'attacco informatico più dannoso della storia. Venendo ai numeri che riguardano le spese troviamo che l'investimento globale per la Cyber Security è stato stimato a 70 miliardi di dollari (+16% rispetto al 2012), mentre la spesa dovuta ai danni è stata di 500 miliardi di dollari 29 (+ 26% rispetto al 2012). Il Clusit inoltre sottolinea le capacità sempre più sofisticate di questi attacchi, tanto che il numero sembra essere diminuito da una parte, ma dall'altra vengono colpiti soggetti in maniera più ampia e devastante. E ancora da riportare le “crescenti attività di Cyber Espionage, pur essendo solo il 7% (+37% rispetto al secondo semestre 2013) degli attacchi noti, hanno causato danni certamente superiori rispetto a quelli realizzati da Hacktivist, che sono in calo rispetto al 39% del 2013, essendo responsabili del 29% degli attacchi”.

 

Grafico Clusit

 

 

C'è anche da notare un'altra particolarità su cui l'Associazione per la Sicurezza Informatica mette in evidenza: l'Hacktivism e Cybercrime diventano concetti sempre più sfumati. Questa simbiosi è dovuta ad alcuni gruppi di hacktivismo come i Syrian Electronic Army che da cyber dissidenti politici utilizzano  le proprie capacità informatiche per autofinanziarsi: “...e frange di attivisti digitali più oltranzisti (in particolare di matrice nazionalista, come la S.E.A., Syrian Electronic Army 31 ) iniziano ad utilizzare le modalità operative del cyber crime per auto-finanziarsi. Tutto ciò, generando ulteriori ambiguità nelle “firme” degli attacchi, rende ancora più complesse le attività di Cyber Intelligence e di reazione da parte dei difensori”. Comunque le attività di Cybercrime superano ad oggi il 60% del totale degli attacchi informatici.

 

Per quanto riguarda le 'tendenze' con cui vengono effettuati gli attacchi la Clusit sottolinea che essi avvengono attraverso i social, a mezzo dei quali vengono distribuiti link in apparenza innocui e che invece contengono malware o altro; le 0-Day; le cryptomonete, allo scopo di generare e di rubare queste valute tramite i sistemi informativi di vittime ignare aumentare ancora;

 

Passiamo alla fine ad Anonymous: “Mentre nel 2013 abbiamo classificato come gravi ed analizzato 35 attacchi di dominio pubblico contro bersagli italiani, che rappresentano un mero 3% del nostro campione complessivo di 1.152 incidenti del 2013, nel primo semestre 2014 abbiamo rilevato solo 7 attacchi gravi sui 437 (1,6%)”. La situazione nel nostro paese sembra andare meglio sul piano del Cybercrime, la tipologia di quest attacchi infatti è del 17%, mentre quella riferita all'Hacktivism è dell'83%. Ed è proprio in questa percentuale che ritroviamo gli Anonymous Italy, responsabili della maggior parte degli attacchi elencati e di cui abbiamo ampiamente parlato su Cronaca Libera. Tuttavia va sottolineato che la frangia italiana che si firma #OpItaly, #AnonymousItaly e #OperationGreenRight, non ha mai dichiarato di aver colpito target diversi da quelli riportati nei nostri articoli, né tantomeno di aver mai effettuato azioni di Cyberspionaggio o Cybercrime. La Clusit spiega che i loro attacchi sono effettuati con metodi DdoS e SQL Injection e che la finalità di spicco con cui essi sono stati realizzati è di stampo politico (No Tav, ad esempio).

 

1) I gruppi facenti riferimento alla “galassia” di antagonisti che utilizza il nome collettivo “Anonymous” (e sigle collegate), hanno effettuato una serie di attacchi contro istituzioni governative, partiti ed uomini politici, aziende e forze dell’ordine, riconducibili per lo più alle campagne di protesta denominate “#OpItaly”, “#OpRevenge” ed “#OpTrasparenza”. In particolare, in ordine cronologico:

 

11 marzo: Casapounditalia.org ; Un attacco DDoS ha causato il disservizio del portale per diverse ore.

15 marzo: Forza Nuova, Fiamma Tricolore e Lealtà e azione ; Azione dimostrativa che ha fatto seguito all’attacco verso il portale Casapounditalia.org , durante la quale ben tre portali web appartenenti allo stesso schieramento politico sono stati resi irraggiungibili per diverse ore a causa di un attacco DdoS.

30Panoramica degli eventi di cyber-crime e incidenti informatici più significativi del 2013 e del primo semestre 2014

3 maggio: Movimento 5 stelle ; Attacco durante il quale, tramite tecniche di hacking, sono stati sottratti e pubblicati dati (principalmente documenti interni ed email) di membri del movimento, per un totale di 4GB di informazioni.

28 marzo: coisp.it ; Il primo di una serie di attacchi informatici contro le Forze dell’Ordine, realizzato colpendo in questo caso il sito di uno dei sindacati della Polizia Italiana, tramite un attacco DDoS che ha reso il servizio irraggiungibile per alcune ore .

20 Maggio: poliziadistato.it ; L’attacco, rivendicato dal gruppo di hacktivisti, ha consentito a questi ultimi di sottrarre e pubblicare username, password e numeri telefonici (privati e non) di appartenenti alle forze dell’ordine.

24 Maggio: siulp.it ; Attacco in cui sono stati sottratti e pubblicati dati (documenti) relativi a membri del Sindacato Unitario Lavoratori di Polizia. Successivamente il sito è stato vittima di un defacement .

26 Maggio: sap-nazionale.org Attacco durante il quale sono stati sottratti e pubblicati dati relativi agli account (username & password) degli utenti del portale del Sindacato Autonomo di Polizia.

28 maggio: Ministero degli Interni ; Attacco che ha condotto al furto di dati (documenti) dal portale del Ministero degli Interni, per un totale di circa 650 Mb di informazioni .

28 giugno: Casaleggio & Associati ; Defacement del sito dell’azienda.

19-25 Ottobre: mit.gov.it, cortedeiconti.it, cassaddpp.it, sviluppoeconomico.gov.it, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regione PiemonteSerie di attacchi DDoS portati verso differenti bersagli che sono stati resi irraggiungibili per alcune ore .

9 novembre: Giuseppe Scopelliti ; Attacco portato contro il sito web del governatore della Regione Calabria, durante il quale sono stati sottratti e pubblicati documenti di vario genere .

22 novembre: enricoletta.it, Regione Piemonte, sviluppoeconomico.gov.it, ltf-sas.com ; Per solidarietà con i NoTAV, nell’ambito del #OpPayBack il collettivo  Anonymous ha compiuto attacchi DDoS verso diversi siti istituzionali, rendendoli irraggiungibili per qualche ora .

25 novembre: Roberto Maroni ; Attacco portato contro una casella di posta del presidente della regione Lombardia Roberto Maroni che ha permesso agli hacktivisti (con la sigla “CyberGuerrilla”) di sottrarre diversi tipi di documenti riservati .

11 dicembre: Matteo Renzi Attacco DDoS verso il portale del sindaco di Firenze e segretario del partito Democratico, messo offline per 24 ore .

18 dicembre: interno.gov.it, poliziadistato.it ; Ennesimo attacco DDoS contro portali governativi che hanno subito un disservizio di qualche ora.

23 dicembre: Matteo Renzi ; Un altro attacco verso il sito web di Matteo Renzi, questa volta un hacker denominato RenziHack è riuscito tramite una tecnica di tipo SQL Injection ad effettuare il dump di 430.000 tra username, emails, password e numeri telefonici.

 

2) Alle precedenti attività antagoniste orientate verso le istituzioni ed il mondo della politica, si aggiungono una serie di attacchi rivendicati su Twitter con l’hashtag #OperationGreenRights, effettuati tramite DDoS e compromissione di di differenti portali, con il relativo leak di credenziali di accesso. I bersagli di tali attività sono industrie/aziende ed enti regionali/ governativi, colpiti per motivazioni legate a tematiche ambientali.

 

15 aprile: Porto di Gioia Tauro e Consiglio Regionale della Calabria ; Attività effettuata per protestare contro il rigassificatore nella città di Gioia Tauro, per questo motivo il gruppo di Hacktivist ha portato contro i due target appartenenti alla regione interessata attacchi DDoS ed ha sottratto dati dal database dei siti web .

18 aprile: Ministero dell’Ambiente e oltoffshore.it ; L’attività di protesta contro i rigassificatori continua e questa volta ad esser vittima, di attacchi DDoS sono la Olt Offshore ed il Ministero dell’Ambiente, i cui portali subiscono un disservizio di alcune ore a causa di attacchi DDoS .

20 aprile: Comune di Livorno, ASA SpA, Porto di Livorno, Grimaldi Lines, Grandi navi veloci e Comune Rosignano . Ancora una protesta, questa volta contro la morte dei cetacei, realizzata verso numerosi target resi irraggiungibili tramite attacchi DDoS. A tali attacchi seguono la diffusione di credenziali e dati personali di 697 utenti (username e password) sottratti ai siti colpiti 57 .

3 agosto: Ministero dell’ambiente ; Protesta contro i rigassificatori attuata con un attacco che ha portato a sottrarre un ampio pacchetto di dati (specifiche rigassificatori) e circa 4.000 account di utenti.

8 agosto: irenemilia.it , oltoffshore.it, saipem.com ; Protesta contro l’inceneritore di Parma, attacco che portato il gruppo di hacktivisti a sottrarre circa 800 Mb di dati ed a realizzare il defacement di alcune pagine del sito web irenemilia.it . Inoltre le proteste hanno colpito anche i portali web Oltoffshore e Saipem, con un DDoS che ha causato disservizio per circa 24 ore .

11 agosto: difesa.it e Comune di Niscemi ; Protesta contro le antenne dell’installazione militare Muos di Niscemi. L’attacco DdoS ha messo fuori uso i siti colpiti per qualche ora. Nel contempo sono stati sottratti e divulgati documenti ufficiali tra ambasciata U.S.A., membri del governo e della Regione Sicilia.

30 Ottobre: eni.it, saipem.com ; Attività di protesta contro i portali web delle due aziende, accusati da Anonymous di causare danni all’ambiente, sono stati oggetto di furto di vari tipi di dati tra cui spiccavano vecchi progetti di sviluppo di oleodotti e gasdotti .

 

5 Novembre: enel.it ; Attacco che ha permesso di sottrarre e divulgare dati relativi alla costruzione della centrale nucleare di Mochovce (Slovacchia) .

8 dicembre: Regione Piemonte ; Protesta contro la TAV, realizzata tramite un defacement del portale web della regione Piemonte.

 

3) Infine riportiamo anche alcuni attacchi di dominio pubblico non legati a finalità di Hacktivism, tra i quali utilizzo abusivo di risorse informatiche, tentativi di estorsione, hijacking di account Facebook atti a redirigere utenti su siti malevoli, defacement e furti di dati personali con finalità varie (frodi, furti di identità), etc.

1 gennaio: CNR Genova ; L’hacker ha agito via smartphone o comunque utilizzando un dispositivo mobile. Dal 28 al 31 dicembre è penetrato almeno sei volte nella rete del CNR di Genova. E’ stato

calcolato che nel poco tempo disponibile lo sconosciuto abbia spedito tramite i server del Consiglio Nazionale delle Ricerche oltre un milione di email .

17 Gennaio: Partitodemocraticotrentino.it ; In prossimità del periodo elettorale un hacker chiamato @TheNeoGod è riuscito a sottrarre, tramite lo sfruttamento di tecniche di tipo SQL Injection, i dati degli utenti registrati nel portale Partitodemocraticotrentino.it

16-17 febbraio: Tribunale di Milano . Defacement del sito del Tribunale, accompagnato da un messaggio che richiama graficamente, ma non nei contenuti, le modalità utilizzate da Anonymous. La sigla che rivendica l’attacco è sconosciuta.

Aprile-Marzo: in.enasarco.it . L’attacco ha colpito il sito internet istituzionale di Enasarco indirizzandosi verso l’URL specifica dedicata al recupero delle password dimenticate dagli utenti registrati. In alcuni momenti la frequenza delle richieste fraudolente è stata così elevata da sovraccari care l’intera struttura del sito (web server farm e database server) 66 .

 

8 luglio: websolutions.it . Dopo aver sottratto dati di decine di migliaia di utenti, l’attaccante ha effettuato un tentativo di estorsione verso l’azienda, chiedendo un pagamento per non diffondere i

dati. Il tentativo di ricatto è fallito a causa del rifiuto dell’azienda .

13 luglio: sony.it . Un database della multinazionale, ospitato in Italia, contenente dati relativi a promozioni effettuate da Sony Italia con dati relativi al 2006/2007 è risultato essere stato violato

consentendo il furto di dati anagrafici quali nome, cognome, indirizzo, mail, numero di telefono ed anno di nascita, tuttavia il database violato non conteneva dati relativi a carte di credito .

12 settembre: Alpitour, Francorosso, Viaggidea, e Villaggi Bravo . Gli account delle diverse pagine Facebook del Gruppo Alpitour sono stati sottratti da cyber criminali egiziani, che hanno iniziato a pubblicare a nome dell’Azienda link malevoli, al fine di redirigere gli utenti su pagine infette da malware (Zeus). Il malware tentava di infettare i sistemi e di effettuare il furto di credenziali bancarie delle vittime. L’attacco è durato almeno 48h prima di essere risolto, con il recupero del controllo delle pagine Facebook .

30 novembre: Regione Lombardia . Ignoti attaccanti hanno messo fuori servizio il portale della Regione per diverse ore.

 

 

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Quando si parla di pedofilia in rete si tratta un argomento delicato e di vastissime dimensioni. I numeri che vanno a comporre il fenomeno sono tra i più alti che esistono. Dietro quest'ondata che si fa via via sempre più potente e prepotente nell'intera area di internet, si trova anche chi instancabilmente cerca di combatterla. Ne abbiamo parlato già altre volte, tuttavia l'argomento non cessa mai di attirare attenzione e stima: parliamo degli Anonymous PedoHunter, gli 'acchiappa pedofili', i CyberAngels. Ecco come agiscono, come studiano i pedofili, come si costruiscono malware che infettano le macchine dei pederasti. Ed ecco che nel deepweb, oltre la pedofilia, anche la tratta di organi. 



Gli uomini (e donne, ndr) dal volto di Guy Fawkes cercano instancabilmente gli autori di crimini  pedopornografici. Dalle profondità della rete nascosta, fino alla superficie dei social network. Sono numerosi infatti anche i gruppi di Facebook che segnalano pagine pedopornografiche, aperte così, senza che nessun amministratore del social se ne accorga o dica nulla. “Ne segnaliamo circa una ventina al giorno, la maggior parte delle quali viene chiusa”, spiega uno degli Anonymous PedoHunter di Facebook.

 

Tornando a coloro che si muovono nei meandri del web profondo, si scopre che essi dedicano alla ricerca e alla stesura di schede riguardanti i pedofili (dox), quasi tutto il tempo libero che hanno a disposizione. Ma le difficoltà sono enormi, tanto che “per 'doxare' un pedofilo servono anche tre mesi, anche un anno”, mi fa presente uno degli Anonymous. Il tempo è tanto perché bisogna avere delle prove necessarie onde evitare di denunciare un innocente. “Purtroppo nel deepweb c'è una vera e propria tratta di bambini - scrive Eraser, uno degli Anonymous a cui do un nickname di fantasia -. Ci sono genitori che vendono i propri figli per accumulare un po' di soldi. Altri che nelle chat cercano bambini di pochi mesi; altri ancora che cercano dodicenni per praticare sesso snuff per poi ucciderli. Tutto per scambio di denaro o altro materiale pedopornografico”. Durante un'intervista uno degli Anonymous mi mostra uno screenshot caricato su AnonFiles (network raggiungibile solo con la rete Tor perché bloccato in Italia). Sulla schermata sono visibili uno sfondo bianco in cui danno l'impressione di scorrere frasi di una chatroom e in cui sono visibili dei nomi sul lato. Sopra la schermata varie finestre aperte, che rappresentano stanze di conversazioni private che l'Anonimo tiene con i presunti pedofili. Il suo nome è di fantasia e si presenta come un ragazzino di 12 anni. "Così cerco di acchiappare questi mostri - racconta durante la conversazione avuta con me - Vado nelle chat, mi presento come un ragazzino o una ragazzina e cerco di adescarli". Nelle finestre aperte sono visibili le varie conversazioni in cui alcuni fa avances al finto ragazzo e delle foto inviate, che l'Anonimo ha cautamente schermato onde evitare che io possa vedere il volto dei presunti pedofili. "Mi inviano spesso foto hard. A volte anche filmati e fanno di tutto perché quello che loro pensano essere un ragazzino, cada nella loro rete. Offrono soldi nella maggior parte dei casi". Cosa avviene poi? "Gli invio io dei link, facendo credere che sono fotografie o filmati. In questi link nascondo un virus che li infetta. Scavo nel loro computer e li acchiappo".

 

Ma l'orrore non finisce qui. “Abbiamo trovato anche tratta di organi – racconta Doxer, altro Anon dal nick di fantasia -. Gli scambi provengono dai paesi meno emancipati con i paesi più ricchi. Il prezzo varia a seconda dell'età del bambino. Diciamo che a sette anni è considerato 'ottima merce', perché gli organi sono tutti sviluppati e giovani. Di età inferiore non sono molto richiesti, dato che gli organi sono ancora troppo piccoli. Comunque l'età richiesta varia fino ai 12 anni”. Andare ad approfondire l'argomento è impossibile, dato che lo stesso Doxer mi blocca a causa della pericolosità del tema: “Non posso dirti oltre, ti metterei in pericolo. Quelli sono criminali, che assoldano killer nella rete nascosta e uccidono senza scrupoli”.

 

pedohunter anonymousCome detto poc'anzi per inchiodare i pedofili i CyberAngels hanno bisogno di virus, in questo caso parliamo di rootkit, o di malware trojan. Con essi infettano le macchine dei criminali, entrano dentro i database e scavano. Inoltre riescono ad avere controllo della webcam, in modo da osservarne le mosse. Come fanno? "Creiamo un vettore di infezione, mettiamo backdoor , da qui abbiamo la privilege escalation to root privs  fino al load kernel module (rootkit) - spiega in maniera molto tecnica Golden -.In termini umani significa che serve un vettore di infezione per portare una backdoor sull'OS (sistema operativo) che usi (in questo caso parliamo di Linux) e si può fare in diversi modi: macro office, pendrives, email, ecc. Una volta piazzata la backdoor è tempo di diventare utenti root, in modo da avere il controllo totale della macchina. Un altro modo simpatico per infettarti sarebbe avere accesso alla stessa rete lan/wifi, in modo che io possa mandarti aggiornamenti di linux falsi con dentro la mia bella backdoor. Se quel programma si avvia anche con i privilegi di root è fatta. Una volta diventato root è possibile caricare un LKM (loadable kernel module) a runtime, cioè sul momento.E quell'LKM è proprio il tuo rootkit" Come lo programmano? In linguaggio Java, o C: "Il rootkit su linux è solo in C, non hai altra scelta dato che lo stesso kernel è fatto in C", conclude Golden.

 

La mappa della pedopornografia varia ed è quasi impossibile tracciarne i connotati. “Spendiamo molto tempo a studiare il modo in cui si muovono – spiega Roller, un membro internazionale del collettivo -. La pedofilia è un modo di vivere per molti, come una filosofia, ma sapendo che è un fuorilegge si nascondono dietro associazioni, gruppi politici, spesso anche dietro comunità cristiane o religiose in genere. Le ultime sono le più terribili, temibili e lusinghiere. Con la scusa della fede e del potere che essa ha sulle menti, adescano giovanissimi e bambini. Teniamo d'occhio questo tipo di gruppi in maniera particolare. Cerchiamo di monitorare il loro agire e se necessario dobbiamo travestirci da uno di loro, entrare in confidenza col presunto pedofilo e cercare di infettarne il computer con un virus per trovarvi materiale pedopornografico”. Già una volta con l'operazione denominata AntiSec Vs Clero del 2012 della branca italiana del collettivo, gli Anonymous Italy si erano scagliati verso un prete, Don Ruggeri, accusato dalle autorità di abusi sessuali contro una ragazzina di 13 anni. Il collettivo aveva pubblicato l'intero database delle sue mail, circa 2.5 Gb di materiale.

 

Anon Italy vs Clero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ha 24 anni ed è l'uomo più ricercato al mondo. Abdel-Majed Abdel Bary, meglio conosciuto come L Jinny o Lyricist Jinn, sarebbe, secondo l'Intelligence britannica il boia di James Foley, il giornalista americano decapitato qualche giorno fa e la cui esecuzione filmata continua a inorridire e sbigottire nonostante siano passati giorni.

 

Jinn è un rapper di Londra e la sua carriera stava crescendo tanto da avere anche i suoi singoli passati su BBC Radio nel 2012. Ma la fama e la notorietà nel suo paese sono cresciute maggiormente quando ha postato su Twitter una sua foto in cui teneva in mano la testa decapitata di un uomo.

 

La vita di Bary è già segnata in qualche modo dal terrorismo islamico, perché suo padre Adel Abdul Bary, un rifugiato egiziano, come scrive l'Indipendent, fu sospettato di essere vicino ai luogotenenti delle fila di Bin Laden, tanto da essere estradato dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti con l'accusa di terrorismo e con le accuse di aver fatto esplodere due bombe in altrettante ambasciate americane in Africa orientale nel 1998.

 

Nelle sue canzoni menziona molte volte la sua famiglia. Nelle prime pubblicate nel 2012, Bary fa evidente riferimento al consumo di droga, alla violenza e alla vita in un quartiere popolare e parla della minaccia di essere deportato in Egitto. In canzoni successive, i riferimenti apparenti alla cannabis e accuse a chi usa il proprio denaro per andare in discoteca, bere, ubriacarsi anziché sfamare la propria famiglia.

 

"E 'difficile progredire in un futuro con un passato intaccato, ma ancora cerco di contare le mie benedizioni e ringrazio Allah", cantava nel 2012.

 

Ma la sua musica (e non solo) sembra avere avuto stretti contatti  anche l'hacktivismo di Anonymous, tanto che nel 2011 il rapper con la sua crew TeaMp0isoN detta anche PoisonAnon aveva scritto OpCensorThis come pezzo di 'accompagno' alla azione di Anonymous che portava lo stesso nome e che voleva mettere l'attenzione su OccupyWallStreet

 

 

Per un esperto del settore sentita dall'Indipendence, la somiglianza tra la voce del rapper e quella del boia udibile nel filmato è alta. Ma Scotland Yard non ha ancora confermato l'identità del killer, né i sospetti che si aggirano intorno al rapper. Ma come riferisce l'Ansa "Il cerchio si sta chiudendo", spiega uno 007 dell'MI5 al Times e il raggio delle indagini si e' "significativamente ristretto".

 

Intanto il Regno Unito in 48 ore ha inviato Sas (Special Air Service) e Srr (Special Reconnaissance Regiment) in Siria.

 

 

Bary

 

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L'account Twitter dei CyberHacktivisti, il più grande e seguito è stato sospeso.

Durante le ore notturne (per l'Italia) del 19 e 20 agosto @YourAnonNews diviene irrintracciabile sul social network, motivo: "Possiamo fare solo ipotesi - mi ha spiegato in chat uno degli amministratori del profilo -, ma probabilmente perché abbiamo rigirato un tweet che conteneva i dati del Governatore del Missuori, oppure perché abbiamo inviato un tweet noi stessi che conteneva il video del giornalista americano decapitato dall'ISIS".

Il reporter James FoleyLa seconda ipotesi alla lunga sembra quella più veritiera. Visionando il video infatti, si vede il giornalista James Wright Foley accusare Obama di tutto quello che sta succedendo in Iraq: "Ha dovuto recitare un copione, è ovvio - mi spiega un altro degli Anonymous che ha guardato il video -, è chiara propaganda (da parte dell'ISIS, ndr), mi sembra chiaro che non la vogliano". L'accento dell'arabo che commette la decapitazione, come mi sottolinea l'Anonimo (bilingue, ndr), è "britannicissimo, addirittura londinese", il clip, tra l'altro è "editato benissimo, in un HD perfetto. Diversa pasta questo video rispetto alle altre centinaia che di solito manda in giro AlQaeda:mano diversa, stile diverso, sembrano essere dei professionisti della comunicazione".

A dare conferma dell'eventuale provenienza britannica del boia lo stesso Primo Ministro inglese Philip Hammond. Ora il video è in mano ad esperti per essere analizzato, ma intanto danno conferma dell'autenticità della pellicola. Inoltre, per il Ministro britannico, Cameron, il vedere, scaricare e diffondere il video della decapitazione del 40enne, equivarrebbe a un reato contro le leggi anti terrorismo.  Secondo l'FBI, come ha riportato da AP, l'uccisione di Foley non può essere datata con certezza, ma i federali stanno investigando sul caso.

Per quanto riguarda gli hacktivisti, il profilo social è stato poi riattivato qualche ora dopo, ma di tutto il milione e 300mila followers, ne sono comparsi sul profilo poco meno di un milione. La spiegazione che gli hacktivisti si sono data per la perdita di 500MILA followers dopo la riattivazione, è stata che Twitter fosse impazzito.

Avatar Anon News

È il secondo account di Anonymous che Twitter sospende in pochi giorni: il 14 agosto @TheAnonMessage era sparito dal social perché aveva inviato il link con i dati del presunto colpevole dell'omicidio di Michael Brown a Ferguson. La bravata è costata la sospensione dell'account e la brutta figura di aver 'doxato' un innocente, dato che il poliziotto accusato dagli hacktivisti è risultato completamente estraneo ai fatti.

Ma la censura sembra colpire sempre più intensamente. E se per il primo account degli hacktivisti sospeso la motivazione era più che valida, questa volta la censura del video, tra l'altro pubblicato già su un noto sito, arriva come una doccia fredda. La stanza IRC di OpFerguson, che si trova sui server di CyberGuerrilla e nella quale si trovavano anche gli Anonymous di @YourAnonNews e che quindi ha seguito la vicenda, fibrilla e fermenta. "Censori, bastardi", sono i commenti che arrivano dalle decine di hacktivisti che occupano la stanza di IRC.

Cos'è OpFerguson. È una protesta che rinchiude in sé l'attivismo delle strade e l'hacktivismo online, quindi un'azione di Anonymous assai complessa nel suo genere e di rara fattura. Sui canali stessi, oltre ai soliti Anons, sono mischiati  semplici attivisti che dalla strada hanno scelto di avere contatti con coloro che si son posti in prima linea per cercare di trovare il vero assassino di Michael Brown. Sbagliando, ma tentando e sottolineando nel video di lancio dell'operazione, che sarebbero stati vicini ai manifestanti. Così è stato e a modo loro, ovviamente. Nello scenario della Primavera di Ferguson, gli Anonymous sono diventati protagonisti.

 

 Sotto il video shock. Consigliata la visione a un pubblico non sensibile ai contenuti

 

Sotto il Tweet degli hacktivisti che poi è stato cancellato

 

Your Anon News

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Passano lo screen alle 11 della mattina. I canali anonimi sono in fibrillazione. OpFerguson è diventata una vera e propria rivoluzione, dalle strade degli USA ai canali interni di Anon, passando per un'inesauribile twitstorm. Ma l'informazione cade nel caos totale. Una vera e propria valanga di notizie, divise tra rabbia e accuse, rivelatesi poi false.

 

Hanno scavato per giorni gli Anonymous, fino ad arrivare al profilo Facebook di quello che loro hanno definito il killer di Michael Brown.

 

La vicenda che ha scatenato il tutto ha avuto luogo nella cittadina del Missuori sabato 9 agosto, nel pomeriggio, quando Michael Brown, un 18enne, stava andando dalla nonna ed è stato freddato dalla Polizia con 6 colpi di pistola. La tragedia ha immediatamente innescato la rabbia dei cittadini, essa si è espansa ai social, fino ad arrivare in canali su cui viaggiano gli Anonymous. Immediata l'adesione degli hacktivisti, partita prima col loro classico video in cui dichiaravano la Op e in cui sottolineavano che i manifestanti non erano soli. Le rivolte in strada, nel frattempo sono divenute sempre più intense, tanto che molti manifestanti sono finiti in cella e la Polizia ha sparato gas lacrimogeni.


La stampa ha cominciato a mettere l'accento sul colore della pelle, facendo di tutta la tragedia e la successiva rivolta, una questione razziale: “Non è così”, sottolineano le fonti interne di OpFerguson. Insomma solo una questione di giustizia, in cui l'essere bianco, nero, o giallo non c'entra.

 

The Anon Twitter

La polizia era riuscita a tenere segreto il nome del poliziotto che ha sparato, ma gli hacktivisti sarebbero riusciti ad individuare l'agente, il cui nome su Facebook era al momento Scooby Willman. Sullo screen si legge la conversazione sotto la foto del profilo tra William e un suo contatto:

“Scooby? Veramente??”

“Sì, nessuno potrà trovarmi con questo nome”

“No, ma il lavoro dice tutto. Nessuno si dimenticherà di quello!”

“Hai ragione, cambierò tutto!”

 

Da questa conversazione gli Anon avrebbero dedotto che Willman era l'uomo che stanno cercando. In pochi minuti la notizia è diventata virale, mettendo nel caos l'informazione, con notizie varie e presunte verità. Verso le 18.00 ora italiana, l'account @TheAnonMessage da cui era partito il tweet che indicava il nome del presunto killer, è stato sospeso. Immediata l'apertura, pochi minuti dopo dell'account @TheAnonMessage2, che in poco tempo ha raggiunto migliaia di followers. Su Facebook, invece, sono nate delle pagine pro Willman, come “Justice for Bryan Willman.” Ma alla fine gli hacktivisti hanno dichiarato di non essere totalmente sicuri che il poliziotto in questione fosse veramente colui che ha sparato: "Ci vuole tempo per capirlo", hanno affermato.

 

Gli Anonymous in poco tempo sono arrivati ad avere informazioni sulla vita di Willman, sulla sua famiglia, sulla sua carriera. Inoltre il Dipartimento di Polizia di Saint Luis ha annunciato di essere sotto cyber attacco.

Lo stesso Dipartimento ha smentito che Willman lavora da loro o presso qualsiasi altro dipartimento del Missuori.

Twitter PD

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulla vicenda dell'uccisione di Brown era intervenuto anche il Presidente Obama, mandando un comunicato martedì sera: “La morte di Michael Brown è dolorosa, Michelle e io mandiamo le nostre condoglianze alla famiglia”. Anche nel pomeriggio di giovedì il Presidente è tornato sulla vicenda, quando scontri in strada e rivelazioni sul web, sono divenuti ancora più caldi, dicendo che l'FBI sta investigando in modo indipendente sulla vicenda e che la Polizia “deve essere trasparente e non c'è giustificazione per l'eccessivo uso della forza”.

 

 

Nella serata Anonymous ha avuto un contro attacco da parte di ignoti: i server in cui avviene l'adunata degli hacktivisti hanno subìto attacchi DdoS: "Stanno attaccando i server - dice uno degli hacktivisti -, bene dobbiamo star seduti e aspettare finché non si stancheranno e non avranno altri IP da usare". Nei canali anche 'invasori' entrati apposta per infastidire e offendere dopo la pubblicazione del nome del poliziotto.

 

Il giorno dopo gli stessi Anonymous si rendono conto di aver accusato un innocente e aver agito superficialmente. Tanto da scatenare una reazione di panico tra loro: "Se questo ragazzo fosse vissuto a Ferguson poteva essere già morto", sottolinea uno degli Anon. Questa volta, diciamolo, colpevole o meno il poliziotto, l'azione degli hacktivisti, fatta sicuramente da ragazzini che sfiorano i 20 anni, non è delle più onorevoli.

Ma cosa è successo? Purtroppo questa azione dimostra che Anonymous, conosciuto come gruppo infallibile nel trovare documenti e prove certe, è fallibile. I documenti riguardanti l'agente sono stati 'linkati' incautamente nei canali IRC, quelli anonimi, essi erano una supposizione di accusa. Ma i gestori di alcuni account Twitter, evidentemente, hanno pensato fossero prove definitive, dato che nessuno nei canali IRC aveva specificato che il profilo dell'agente era ancora un'ipotesi per tutti. Da qui è nata tutta la falsa informazione successiva. Che ha poi costretto gli hacktivisti a ritrattare tutto. La fallibilità, in questo caso, è stata nell'essere incauti e non accertarsi delle prove certe.

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