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Venerdì, 23 Gennaio 2015 16:47

Torna su Twitter la traduzione di Bing

Era stata già abilitata su Windows Phone, ora la funzione di traduzione è abilitata in tutte le versioni Twitter.

 

Andando su Impostazioni, dal proprio profilo, è possibile spuntare la casella ‘Abilita la funzione per tradurre i Tweet’, così nei tweet della propria timeline apparirà un’icona a forma di globo, clickando su essa si avrà la traduzione di Bing.

 

La collaborazione tra Twitter e Bing si era già avuta qualche tempo fa, ora torna ad essere attiva, dopo ‘la scomparsa’ per un periodo dal social network. Ora, oltre a Twitter.com, la funzione translator si potrà avere anche su Twitter per iOS, Twitter per Android, e TweetDeck.

 

 

 

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Con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico e dell’ISCOM (Istituto Superiore delle Comunicazioni), dell’Agenzia per l’Italia Digitale, del CIS (Centro di Ricerca di Cyber Intelligence and Information Security) dell’Università di Roma “Sapienza”e del Laboratorio Nazionale di Cyber Security del CINI (Consorzio interuniversitario nazionale informatica),  del Dipartimento STF (Scienze Tecnologiche per la Formazione) dell’Università di Roma “Tor Vergata” e di numerose associazioni di categoria, il prossimo 18 Febbraio si svolgerà la 5a edizione del Cyber Crime Conference.

 

I cyber criminali stanno utilizzando tecniche avanzate di malware e social engineering per lanciare attacchi sempre più sofisticati e difficili da prevedere provocando delle spaccature  irreparabili ai sistemi di sicurezza aziendali e governativi. Com'è noto, infatti, internet è uno strumento dalle incredibili potenzialità che, messo nelle mani della grande macchina del terrorismo, può provocare gravi attentati a danno dei sistemi tecnologici delle aziende causando, con la sottrazione dei dati sensibili e l’interruzione delle comunicazioni di rete, perdite economiche e di reputazione.

 

Tutte le realtà che custodiscono dati sensibili sono potenzialmente attaccabili: Studi Legali specializzati in Diritto Societario, Studi Commercialisti e Notarili, come anche i settori dell’e-commerce, dell’industria (elettronica, chimica e farmaceutica, ecc. ), Banche e Assicurazioni, Strutture Sanitarie e, non ultime, le Infrastrutture Critiche.

Esperti di Intelligence e di “Cyberguerre” ed esperti di Cyber Security offriranno analisi e soluzioni su queste specifiche problematiche.

 

 

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45 Capi di Stato e Governo riuniti a Parigi per aprire la marcia contro il terrorismo, per la libertà di espressione. E Parigi è diventata storia, sotto gli occhi piangenti, ancora sconvolti del mondo dopo l’attentato al Charlie Hebdo, in cui 12 persone hanno perso la vita dopo aver pubblicato una vignetta satirica. E in questo scenario in cui la morte ha fatto da padrona, la presenza di Anonymous è stata massiccia.

 

Leader nella contro informazione, da sempre in prima linea sventolando la bandiera della Free Speech, Anonymous ha dato vita a un’azione che rimarrà storia della Legione. Sul canale principale del server AnonOps, della rete IRC (Internet Relay Chat) uno degli hacktivisti francesi ha dato la notizia dell’attentato, dieci minuti dopo il canale dell’operazione era stato registrato, nasce così #OpCherlieHebdo sotto i nostri occhi. Un’azione che ha visto convogliare in sé utenti anonimi da tutto il mondo e semplici utenti con tanta voglia di partecipare. Ad essa si sono uniti i membri di crew mondiali. Il canale, al secondo giorno dalla nascita ha contato picchi di 600 utenti, mai vista un’azione tanto massiccia a livello di adesione: confermando nel cyberspazio che il mondo intero si è schierato contro l’Isis e i jhiadisti tutti. “Mai vista una cosa del genere, questo significa il mondo contro gli estremisti, contro il terrore”, afferma infatti uno degli anonimi. E ancora: “Il Portogallo è presente” , scrive un utente appena entrato nella stanza Irc; “Voglio aiutare, sono con voi”, afferma un alttro anonimo; “Non so hackerare, ditemi che posso fare”, incalza un altro. Una ‘room’, quella di #OpCherlieHedbo, che è un via vai continuo di nicknamei, entrate e uscite che non si fermano mai, per rimanere su un numero stabile di 400 anonimi in media in un solo canale, quello principale.

Nel dettaglio gli activisti hanno cominciato attaccando qualsiasi tipo di sito islamico. Ma essendo un’operazione con centinaia di utenti da gestire, i target sono cambiati subito dopo: “Non attaccate con DDoS i siti, perché dobbiamo prelevare le informazioni e darle alle autorità con le quali collaboriamo”, scrivevano sul canale coloro che capitanavano la Op. E per la prima volta nella storia della Legione, gli hacktivisti, da sempre nemici acerrimi delle Forze dell’Ordine, hanno collaborato con esse per riuscire a dare maggiori informazioni possibili e creare una lista di sospetti terroristi. “Il nostro obiettivo ora – spiega uno degli Anonimi leader dell’operazione – è quello di trovare il più possibile siti aderenti alla jhiad, scansionarli e prelevare i database, solo così riusciremo a mettere in difficoltà la rete terroristica che si muove su internet”.  E mentre molti agivano cercando di prelevare informazioni da siti web come ‘joinalquaeda’, altri si sono dedicati a riportare pagine facebook e account Twitter filo jhiadisti, così al quarto giorno dalla nascita di OpCherlieHebdo  202 account Twitter, 3 siti, 8  profili Facebook, 2 account di Youtube,  24  Video di Youtube sono stati cancellati.

Tuttavia, l’azione massiccia per la portata degli aderenti, come dicevamo, diverrà storia per Anonymous perché conferma gli hacktivisti come portatori della libertà di informazione e come aderenti sempre più stretti all’indignazione del mondo. “Su internet, la nostra casa, gli oppressori non hanno spazio - ha incalzato in un' intervista uno degli Anonymous -. Loro hanno attaccato un giornale, internet non appartiene a loro”, immediata la domanda “a chi appartiene internet?”, “A noi”, mi ha risposto. E ancora: "Quello che è successo in Francia - dice l'Anonimo che chiamerò il Condottiero - è terribile e non possiamo sopportarlo più. Tutti devono combattere contro lo Stato Islamico e il Terrorismo. Tra l'altro Youtube dovrebbe filtrare di più, perché la propaganda è molto forte anche lì".

 

Il coinvolgimento enfatico di molti Anonimi nell'Operazione, rischia di sfociare in una condanna totale della realtà musulmana, tanto che gli islamisti sono diventati il male assoluto: “Loro sono l’inferno – ha dichiarato uno degli hacktivisti più coinvolti nell’azione -, non tutti, ma la maggior parte sono terroristi”. Nonostante chiunque inneggi al razzismo venga espulso dal canale, la portata di OpCherlieHebdo è talmente vasta che gli amministratori hanno molte difficoltà a tener fronte ai centinaia di utenti e all'infervoramento razziale.

 

Gli attacchi DDoS ai server di AnonOps

OpCharlieHebdo ha messo a dura prova anche la net Irc principale di Anonymous: l’azione è stata una sorta di test per tutta AnonOps, dati i continui attacchi DDoS subìti dalle crew hacktiviste di CyberIsis, Fallaga Team, Apoca-Dz. L’alta difesa e il lavoro costante degli amministratori hanno dato prova della inattaccabilità dei server, ora è certo che questi sono inespugnabili. Anonops è una fortezza, possiamo affermare..

 

 

Il sito fake

Durante le ricerche dei siti jhiadisti, gli Anonymous si sono imbattuti nel sito opcharliehebdo.com. Esso è divenuto subito un mistero. Comperato lo stesso giorno dell’attentato, il 7 gennaio, esso è risultato esse un falso dell’operazione e il countdown inserito sopra, terminato il tempo del coto alla rovescia, non ha avuto senso, se non quello che lo stesso giorno del suo termine c’è stata la grande manifestazione a Parigi. Tuttavia controllando bene i dati del whois, gli hacktivisti sono riusciti a sapere che il dominio è stato acquistato in Arizona il giorno stesso dell'attentato, il 7 gennaio. L'ora, per quanto le ricerche siano state assidue, rimane sconosciuta.

 

I video

I video per la op si possono dire due differenti: il primo editato dal Network Anonymous Video, il secondo dagli Anonymous del canale OpCharlieHebdo. Il primo è il cordoglio di un amico: l’Anonymous che lo ha editato e che ha chiesto di osservare la privacy, era un amico dei giornalisti del Charlie Hedbo, così il filmato è un’opera d’arte in onore di chi è morto e in onore alla libertà d’espressione. Il secondo filmato è la motivazione dell’azione, il classico video in  Anonymous annuncia la Op.

 

 

Il Video Di Anonymous Video Network

Anonymous « Je suis Charlie » from @AnonymousVideo on Vimeo.

 

La controparte

La CyberIsis, la Fallaga Team e altre crew hacker hanno risposto al massiccio attacco degli Anonymous defacciando siti del governo francese. Essi sono gli tessi team di hacktivisti che hanno cercato di buttare a terra i server di AnonOps a colpi di DdoS. Ma anche stessi membri scissi di diversi team di AnonGhost si sono schierato con le crew musulmane, attaccando siti francesi, dando vita a #OpFrance. Se un tempo si sono schierati con la Legione, durante l’ OpIsrael, ora AnonGhost (li avevo intervistati qui) ne è divenuto, con la Fallaga Team, antagonista.

 

L’operazione tuttavia non sembra volersi arrestare, ancora ieri notte il canale IRC #OpCharlieHebdo contava 460 utenti, segno che la lotta per la libertà di espressione sul web è cominciata: “Non possono fermare la libertà”, scrive in una chat privata uno degli Anon. Così sarà sulla rete, se su essa esisterà sempre un realtà di tale portata com l’idea Anonymous, ovvero la Free Speech stessa. 

 

 

Uno dei deface ai siti

 deface

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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